21 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA pi sono i ragazzi che, in tutto il Paese, sono privati delle opportunità educative e dei luoghi dove svolgere attività artistiche, culturali e ricreative che potrebbero di fatto aumentare notevolmente le loro opportunità di sviluppare adeguate competenze e di costruirsi un futuro migliore». Il Pnrr, ricorda il ministro, fissa come obiettivo quello di «evitare che nei prossimi anni circa 470 mila giovani abbandonino la scuola prima del conseguimento del diploma». Un risultato quantitativo, potremmo dire, che ignora però la parte sommersa, ovvero quella legata al mancato raggiungimento di adeguate competenze a fronte di un titolo di studio conseguito. La radicalità non è dunque nell’approccio al tema, ma nei numeri stessi che sostanziano il tema. Come giornale da tempo sottolineiamo, a volte non del tutto compresi, alcuni filoni: — l’affanno nelle competenze educative della famiglia, e la mancanza strutturale di risorse e centri a sostegno dei genitori. Un aspetto trascurato anche nella nuova e tardiva attenzione alla natalità, che però al momento si esprime solo sotto forma di politiche economiche e quantitative; — le contraddizioni della scuola tra strutture fatiscenti, specie al Sud, e il progressivo scemare di una specifica vocazione all’insegnamento, anche a causa della congiuntura economica che spinge a vedere in una cattedra una piccola boa di sicurezza; — la riqualificazione delle periferie, perché la povertà educativa è legata in modo ineludibile ai contesti sociali; — la valorizzazione delle agenzie educative informali e dei profili educativi informali, che dovrebbero affiancare e integrare il sistema formale dell’educazione e dell’istruzione; parliamo ad mila i minorenni tra i 7 e i 15 anni con esperienze di lavoro, continuative, saltuarie o occasionali. Il 6,8% della popolazione di quell’età, quasi 1 minore su 15, quando in Italia la legge stabilisce la possibilità per gli adolescenti di iniziare a lavorare non prima dei 16 anni, assolti gli obblighi scolastici». «Come certifica l’Istat – altro dato che vorrei consegnarvi - la quota dei giovani 18-24enni «dispersi» dal sistema di formazione senza una qualifica, nel 2021 era pari al 12,7% del totale contro una media europea del 9,7%». Per concludere l’inquadramento, un articolo di Roberto Zichittella su Famiglia cristiana del 29 maggio 2023 che prende le mosse dalla seconda Ricerca sulla povertà educativa in Italia, realizzata da Fondazione l’albero della vita onlus (Fadv) con la supervisione scientifica dell’Università degli Studi di Palermo. La ricerca ha preso in esame 454 persone (227 adulti e 227 minori) e tutti i dati peggiorano in media del 10 per cento rispetto ai dati dell’anno precedente: il 76 per cento non pratica sport, il 53 per cento non è mai stato al cinema, il 43 per cento non ha a casa libri da leggere, l’89 per cento non è mai stato a teatro. E viene riportata una esternazione del ministro Valditara: «Sono circa 1.200.000 i bambini che vivono in una condizione di significativa debolezza economica e si trovano quindi a rischio di povertà educativa, con le conseguenze che ne derivano. Questi bambini non possono permettersi la possibilità di partecipare a un evento, di visitare una mostra, di andare al cinema, più in generale di godere di consumi culturali che contribuiscono notevolmente allo sviluppo educativo complessivo dell’individuo. La conseguenza è che in Italia 1 minore su 7 lascia prematuramente gli studi, quasi la metà non ha mai letto un libro, quasi 1 su 5 non fa sport. Trop-
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