19 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto; andavano avanti, perché loro erano aggrappati a qualcosa». Frodo: «Noi a cosa siamo aggrappati Sam?». Sam: «C’è del buono in questo mondo, padron Frodo: è giusto combattere per questo!». Nella saga sono gli Hobbit (piccoli di statura, giovani, inesperti della vita) che compiono il sacrificio e il gesto più grande, ma sanno di non essere soli, di avere alle spalle una compagnia che prepara la strada, che li sostiene e crede in loro, dandogli credito. Per noi docenti ed educatori «dare credito» ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani è un investimento sul presente per il futuro; Don Lorenzo Milani ha colto le sfide del suo tempo e ci ha lasciato un tesoro, ma quali sono le nostre sfide da affrontare ricchi della sua eredità? Eccone alcune, una sorta di «Dodecalogo del Docente e dell’Educatore»: Sfide dell’Educatore - Dodecalogo di Marco Pappalardo 1. Porsi in ascolto e non temere di perdere tempo nel farlo. 2. Concedere fiducia in anticipo e senza bisogno di garanzie. 3. Credere nei giovani a tal punto che non possano fare a meno di crederci anche loro. 4. Seminare sogni, chiedere «qual è il tuo sogno», perché se non abbiamo un sogno, che ci stiamo a fare? 5. Non rimandare la risposta ad una domanda, non dire «quando sarai più grande capirai». 6. Dare sempre una risposta, fosse anche «scusa non so rispondere», ma ragioniamo insieme. 7. Non avere paura di mostrare la fragilità, evita invece di mostrare ciò che non sei. 8. Che questa fragilità sia la ferita che si trasforma in feritoia, trasformando «il lamento in danza». 9. Incoraggiare sempre! 10. Avere la speranza dell’agricoltore che semina qualcosa i cui frutti forse non vedrà e saranno raccolti da altri. 11. Prendersi cura reciprocamente, addomesticarsi come «il Piccolo Principe e la Volpe», nel senso di portare all’addome cioè al cuore. 12. «Pensare che un giorno ci ammireranno per la nostra fedeltà, quando invece l’unica cosa che abbiamo fatto, è stato essere felici!». scienze ci parlerete dei sormenti e ci direte il nome dell’albero che fa le ciliege». Aspettiamo questa lettera. Abbiamo fiducia che arriverà. Il nostro indirizzo è: Scuola di Barbiana Vicchio Mugello (Firenze). — Il secondo appello comincia all’inizio di ogni ora di lezione con «Buongiorno! Come state? Avete domande?», continua con un’ora a settimana di attualità sui giornali (che non è mai sprecata o rubata alle discipline), prosegue con la lettura condivisa continua di Lettera a una professoressa, fino alla richiesta due anni fa di una classe di V anno «Prof, quando scriverà un libro su di noi?» e alla mia risposta «Io non scriverò un libro su di voi ma con voi!». C’è bisogno di protagonismo giovanile, di camminare insieme, di costruire materialmente qualcosa come una compagnia, consapevoli che cedere un po’ del nostro ruolo di educatori, ciò che ci connota come adulti responsabili, non vuol dire umiliarsi, ma è il primo gesto del prendersi cura. Quando si pensa oggi alla scuola o se ne parla, si fa tutti più in fretta ad elencare gli aspetti negativi che quelli positivi; quasi mai si dice quanto è stato bello quel momento in aula, che interessante il nostro progetto comune, quant’è bravo quell’alunno oppure «complimenti collega!». Troppo spesso, se due o più docenti sono riuniti in aula docenti o nei corridoi, in media si stanno lamentando del dirigente, degli studenti, di un altro collega, dei genitori; poi si entra in aula, si incontra una classe, magari portando con sé questo clima grigio e il desiderio che quell’ora finisca il prima possibile. A questo punto, dunque, anche a proposito della storia iniziale del «generale», credo ci sia una «battaglia interna» da combattere avendo chiari per chi e perché, che mi piace far emergere grazie al seguente passaggio tratto da «Il Signore degli anelli»: Sam: «È come nelle grandi storie, padron Frodo, quelle che contano davvero, erano piene di oscurità e pericolo, e a volte non volevi sapere il finale, perché come poteva esserci un finale allegro, come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte; ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra, anche l’oscurità deve passare, arriverà un nuovo giorno, e quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire il perché, ma credo, padron Frodo, di capire ora, adesso so:
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