Vivere la testimonianza di Don Lorenzo Milani a cento anni dalla nascita

17 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA Marco Pappalardo, Docente di Lettere Liceo «Cutelli e Salanitro» di Catania «Non uno di meno!». La sfida educativa oggi Avevo previsto un altro inizio, poi ieri ad una mia classe ho detto che oggi sarei stato a Firenze per questo incontro e mi hanno suggerito di cominciare dalla storia del «generale» con cui avevo aperto questo anno scolastico con loro: Dopo aver combattuto e vinto tante battaglie, un generale ormai divenuto molto famoso fu invitato dall’accademia in cui aveva studiato da ragazzo e da giovane come celebre ex-allievo. Gli insegnanti preparano gli allievi, affinché pongano domande all’altezza dell’ospite e relative al suo ruolo. Il generale arriva nell’aula in cui sono radunati, li guarda seduti ordinati, resta in silenzio per un po’ quasi assorto, poi dice: «Su questi banchi e su queste sedie ho iniziato a vincere la mia battaglia; grazie anche a questi banchi e a queste sedie ho vinto la guerra». Dopo aver detto questo, quasi commosso, se ne va tra gli applausi degli studenti. Credo che la prima sfida sia quella di riportare la vita nella scuola e la passione per essa, rendendola un ambiente educativo dove si seminano i sogni, si innaffiano, vengono curati, possono diventare progetti di vita. C’è il tentativo di rendere la scuola asettica o, se non proprio il tentativo, un certo «lasciar fare», come se l’abito della vita al suono della prima campanella debba essere appeso fuori dall’aula per indossare lo scafandro dello studente e del docente finché non suonerà l’ultima ora. Dietro questa mia riflessione non c’è sentimentalismo, né la sindrome del missionario o della crocerossina, bensì la consapevolezza che ogni contenuto delle diverse discipline è frutto della mente e del cuore umano e, come è nato da questi, a questi va destinato! E non dimentichiamo la dimensione relazionale-affettiva, perché nella «battaglia» della vita a scuola (ma anche all’università) ci confrontiamo con persone che non selezioniamo (come nel caso degli amici che scegliamo), ci innamoriamo, scopriamo limiti e talenti, progettiamo il futuro con altri, senza una vera relazione educativa tra studenti e docenti non passerà alcun contenuto, cioè non si imparerà nulla davvero e di duraturo, poiché facciamo nostro fino in fondo sono ciò che ci meraviglia! Non è una visione romantica questa, né un modo per annacquare lo studio e l’impegno, bensì è un puntare sull’umanità, sul desiderio di conoscenza, sulla costruzione di amicizie. «Non si conosce se non ciò che si ama»! Vale per le amicizie e gli amori, vale nell’arte di imparare: più amiamo qualcosa, più la conosciamo, così come più conosciamo qualcosa, più l’amiamo. Molti non s’impegnano a studiare in aula e a casa la lingua inglese, tuttavia la parlano e la capiscono grazie alla musica che ascoltano e amano; altri non comprendono la matematica eppure sono assi del pc e smanettano sui vari dispositivi come se li avessero costruiti; diversi superano le difficoltà nello studio non solo dedicando più tempo, facendo ore ed ore

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