16 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA adottata da Papa Francesco: non bisogna accontentarsi di studiare i poveri, con un movimento intellettuale che è il «moto a luogo». Bisogna studiare con i poveri, perché solo così la comprensione si avvicina davvero alla loro vita. È il ritratto di quella che chiamiamo oggi giustizia educativa. Per trovare un’altra assonanza impressionante pensate a quanto l’enfasi posta sulle periferie sociali ed esistenziali risulti evocatrice di Don Milani, in tempi in cui questi concetti erano addirittura insostenibili, e ancor meno familiari persino alla Chiesa. E qui arriviamo alla quarta parola chiave per rileggere Don Milani: il complesso ed aspro rapporto con l’Istituzione ecclesiastica. Per questa parte del discorso posso letteralmente appoggiarmi a un lucidissimo intervento del Cardinale Parolin sulla Scuola di Barbiana, reso il 15 maggio 2023 in occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata a Don Milani alla Pontificia Università Lateranense. Ascoltiamo quanto dice il Segretario di Stato: il ministero sacerdotale di Don Milani non fu compreso dall’Arcivescovo diocesano che lo isolò a Sant’Andrea di Barbiana, a cinquecento metri d’altitudine. «È successo nella Chiesa che persone in un primo momento non capite e valorizzate poi, alla luce di quello che avevano fatto, hanno recuperato un ruolo esemplare nei confronti della stessa Chiesa. Non è una vicenda unica anche se è sempre doloroso. Questo fa parte della (sua) dimensione umana della Chiesa, non dobbiamo scandalizzarci. Il bello è che poi si sappia recuperare e si riconoscano i segni dello Spirito e la sua opera in queste persone che anticipavano i tempi». La vita di Don Milani, morto a 44 anni a causa di un linfoma di Hodgkin, per il porporato «resta un esempio di come l’essere sacerdote significhi sapersi aprire alle ansie degli altri, e rispondere a ciò di cui ha bisogno il gregge che si ha in custodia, in termini e azioni di autentico servizio». L’auspicio conclusivo è che «non resti il ricordo di un esempio ma la conferma che in ogni situazione è sempre possibile fare qualcosa anche quando tutto sembra dirci o imporci di restare fermi». Partendo da quest’ultimo assunto, il Cardinale Vicario Angelo De Donatis, Gran cancelliere della Lateranense, ha evidenziato a sua volta l’importanza di «tenere viva la memoria di Don Milani, un dono prezioso per tutti, in modo particolare per i giovani che si stanno formando al sacerdozio». Anche per lui, ha confessato il Vicario, la figura del sacerdote è stata «un grande riferimento» negli anni del seminario. Gli fa preziosa eco il Rettore dell’Ateneo Vincenzo Buonomo: Don Milani è l’esempio che non bisogna fermarsi «anche di fronte a chi dice che non è possibile far nulla. In un ambiente come quello universitario, in cui l’aspetto educativo è essenziale, è importante dare alle giovani generazioni l’idea che è possibile sempre fare qualcosa anche quando tutto sembrerebbe dirci il contrario». Una vera e propria lezione, corale ed autorevole, di sincerità storica. In queste parole c’è la consapevolezza del dolore provocato e la presa d’atto che la riparazione avviene quasi sempre dopo. Spesso troppo tardi. Allora su tali parole-chiave mi fermo, perché questi temi ci interpellano profondamente. Siamo gente di scuola, amiamo i libri e la scrittura e anche noi proviamo una crescente allergia ad una modernità che si confonde con la secolarizzazione, che ormai funziona come colonna sonora della nostra difficoltà di reazione. Significa in ultima analisi che dobbiamo cambiare, assumendo le nuove priorità imposte dalla trasformazione. Così e conclusioni non si esauriscono nelle parole, ma coinvolgono ciò che faremo a partire da domani.
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