15 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA te libro di molti anni fa è stata definita come scuola organica alla riproduzione sociale) (10). E qui chiamiamo in causa un allievo, Enrico Panini, che così si esprime: «Siamo consapevoli che la situazione denunciata da Don Milani diversi decenni fa è ancora tragicamente presente… Anziché negare la crisi profonda nella quale si dibatte la scuola pubblica nel nostro paese… sarebbe utile prenderne atto per capire dove porre rimedio partendo da un’operazione di grande coinvolgimento del Paese» (11). Altrimenti, la speranza di una liberazione individuale attraverso la scuola è seriamente compromessa. La radicalità di Don Milani era di una lucidità temeraria essenzialmente perché praticava l’azione. Sembrava ispirarsi a un concetto reso famoso tra i cultori di questo ambiente in forza di cui un Nobel ungherese della prima metà del secolo scorso, Albert Szent-Györgyi, così si esprimeva sul valore profondo delle Istituzioni educative: «Il futuro sarà com’è la scuola oggi». C’è però una notevole differenza tra il suo approccio e quello di chi ha coltivato più lo studio «a distanza» dai soggetti, di cui stiamo parlando, che la loro frequentazione. Qui la semantica di Don Milani, come in altri casi, si avvicina a quella potente esprimere compiutamente quel che siamo e che pensiamo, non nel mascherarsi in migliori di noi stessi». A distanza di anni, in un’intervista del 2007, un allievo come Michele Gesualdi così si esprime sulla scuola di Barbiana: «È una scuola che riesce a dare la parola, perché è la parola che fa uguali, … consentiva prima di essere alunno e poi maestro, cioè permetteva di dare all’altro quello che prima aveva ricevuto. I metodi erano innovativi: a Barbiana la comunicazione era fondamentale: si leggeva il giornale che diventava poi anche strumento didattico… ma tutto nasceva dall’esperienza diretta, concreta» (9). Sulla scia di queste parole siamo dunque chiamati a stressare le nostre idee relative alla scuola e alla formazione. È difficile, infatti, negare che molti di noi sono stati nel tempo quasi soddisfatti e persuasi di essere andati avanti, ad esempio elaborando il concetto e le pratiche di lotta alla povertà educativa, ma dobbiamo ammetterlo: è stata troppo lunga la strada per una scuola inclusiva. Peraltro, la scomparsa di qualunque cultura politica o semplicemente partecipatoria è rapportabile ad un contesto formativo prevalentemente attento alle élite e alle classi medie (ciò che in un importan- (9) Cfr. Intervista a Michele Gesualdi, sempre in Ritorno a Barbiana, cit. (10) Cfr. M. Barbagli, M. Dei, Le vestali della classe media: ricerca sociologica sugli insegnanti, Il Mulino, Bologna, 1972. (11) Cfr. E. Panini, VS La Rivista, n. 10, 2007 (anch’esso raccolto in Ritorno a Barbiana, cit.)
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