13 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA te preoccupazione per le ambiguità del successo. Nello studio di Agostino Giovagnoli, (4) egli ci ricorda che Don Milani era avvolto nella mentalità cattolica del suo tempo; eppure a quanti è capitato di sopravvivere nitidamente e così a lungo? In tempi in cui gli uomini moltiplicano l’incertezza e le domande, Don Milani continua ad offrire una risposta alla crisi. A questo punto è essenziale collegare alla straordinaria prova biografica che egli ha offerto, mai scappando da una vera e propria reclusione, in parte vissuta come volontaria, in un paese rurale e montano, la profetica invenzione linguistica e concettuale di Papa Francesco sulle periferie sociali ed esistenziali (5). A me pare indubbio, scrive De Mauro, «che l’esperienza di Vicario del Parroco di San Donato nella periferia di Firenze lo ha messo in contatto visivo ed esistenziale con le periferie urbane e con i guasti che vi si profilavano e che Don Milani coglie con grande anticipo, la prima spinta che ha operato in lui per fare della parrocchia una scuola, del compito educativo un’esigenza primaria per chiunque abbia una fede e una proposta». La dedizione ai suoi allievi e alla sua impresa formativa non basta a capire la resilienza di Don Lorenzo nonostante il fatto che un gruppo dei «suoi» ragazzi della precedente parrocchia «lo accompagnano a Barbiana e lavorano con entusiasmo per rimettere a posto la piccola canonica … (essi) sono il segno e il sostegno di una continuità che … (risiede) nel suo inquieto itinerario interiore» (6). Ognuno di noi sente l’esemplarità di una testimonianza che non si è fatta intimidire dagli ostacoli, dalle critiche e dal conformismo culturale allora dominante. E c’è un tratto, solo apparentemente condizionato dai tempi, della vicenda religiosa e pubblica del Priore di Barbiana che alle nostre Associazioni regala il monito di non appiattirsi sul modernariato della secolarizzazione. A gente come noi, attenta al mondo della formazione ma a partire da aggregazioni sensibili al pensiero cattolico, non può sfuggire il cosa deve fare chiunque voglia portare qualunque parola di progetto e di speranza nella costruzione dell’uguaglianza. In questa prospettiva si evidenzia una novità che abbiamo spesso timore ad approcciare, e cioè l’intreccio tra qualità della scuola e clima culturale (uno dei temi su cui Don Milani ha letteralmente e gradatamente «convertito» persino gli accademici). Occorre, dunque, una nuova lucidità, anche perché un ulteriore nodo che colpisce, soprattutto in tempi di rapida smagnetizzazione delle personalità del passato, è l’impatto esercitato da Don Milani sulla mente e sulla coscienza di tante persone, per di più di generazioni diverse. C’è dunque un pezzo di società e di opinione segnato dalla sua impronta profonda; parte dagli anni della formazione e arriva all’età adulta, è fatta di concetti memorizzati, parole-chiave modernissime per il tempo in cui sono state forgiate, emozioni tratte dall’esempio e una singolare capacità di produrre idee nuove. Fermiamoci a pensare che tutto questo rimonta ai suoi libri che sempre hanno dimostrato una loro anima. Una diversa traiettoria semantica è la vera e propria battaglia contro l’individualismo, madre di molte ingiustizie diventate nel tempo sempre più scottanti. La postura contro chi «fa parte per se stesso» è rivolta sia a chi si culla nel laissez-faire, che alla distribuzione seriale di cinismo a basso dosaggio che porta dritto all’egoismo sociale e alla recessione morale. Qui davvero il lavoro della sua Scuola ha costruito un frame destinato a durare, tanto più interessante perché l’Istituzione è stata rovesciata radicalmente a misura degli utenti: una prova vistosa della sua capacità di lettura dei tempi nuovi. Non c’è altro modo di leggere questa impressionante personalità senza sottolinearne la forza trasformatrice, evidente anche nella rivendicazione della figura di prete, mai mascherata e alla lunga «esportata» e quasi «sdoganata» presso aree culturali e politiche diverse e persino lontane. Tutto questo senza concessioni sui princìpi, forte di una coltivata allergia per le mode e una costan- (4) Cfr. A. Giovagnoli, art. cit. (5) Singolari sintonie tra la lingua di Don Milani e la formazione sacerdotale del Cardinale Bassetti, si possono rintracciare in Quinto Cappelli, Le radici di una vocazione. I primi maestri del Card. Bassetti: don P. Poggiolini e don G. Cavini, Ed. San Paolo, Roma 2022. (6) Cfr. A. Giovagnoli, cit.
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=