Vivere la testimonianza di Don Lorenzo Milani a cento anni dalla nascita

9 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA vece di andare scuola. Ecco perché in Lettera alla professoressa sostengono «la scuola è sempre meglio della merda» era «la merda» vera quella che avrebbero dovuto pulire tutti i giorni nelle stalle. Ed ecco perché la scuola di Barbiana dura 365 giorni l’anno, dieci ore al giorno, festivi, sabato e domenica compresi, perché le mucche hanno il vizio di fare la cacca 365 giorni l’anno, festivi compresi e la scuola era l’alternativa potentissima a quel destino bieco. Ecco quello di cui parlava Monsignore: dare una risposta esattamente a quella realtà lì, la scuola deve dar risposta a necessità reali, concrete e i bambini di Barbiana avevano bisogno di parole. La scuola di Barbiana apre nel salotto della canonica e fa capire che quella scuola sono proprio loro, quindi ne diventano protagonisti. Se la mattina mancava Michele o Silvano, era una scuola diversa perché Michele o Silvano avevano curiosità, necessità, domande ma anche paure diverse, quindi la scuola diventa un faro su di loro, dice voi esistete, voi siete qualcosa di fondamentale, di ineguagliabile; la scuola fa capire che loro hanno dentro una cultura profonda e che anche loro hanno delle competenze, non sono cittadini di serie B ma sono cittadini sovrani. Ecco cosa insegna la scuola di Barbiana, fa capire e riconoscere che loro dentro sono portatori sani di cittadinanza. Che cosa vuol dire essere portatori sani di cittadinanza? Cosa vuole dire essere re e regine? Dice a bambini figli di nessuno, nipoti di nessuno se voi studiate, se voi dominate la parola, se voi vi innamorate della conoscenza diventerete re e regine. Che vuol dire essere cittadini sovrani? Avere la capacità di riconoscere la propria libertà dentro di noi, la voglia di libertà ma anche la voglia di costruirla e non c’è democrazia senza la libertà, senza che io riconosca la libertà dell’altro o dell’altra e metta a disposizione anche la mia per costruire una democrazia e quindi un vivere insieme migliore e più benefico per tutti. Ecco cosa fa la scuola di Barbiana fin da subito, li fa sentire protagonisti, Adele Corradi, la professoressa che ha aiutato gli ultimi anni Don Lorenzo con la scuola, ha scritto un bellissimo libro di memorie, nel quale c’è un passaggio che mi ha colpito, che dice fin da subito, il primo giorno che sono arrivata a Barbiana ho capito da dove si partiva e dove bisognava arrivare, la scuola sapeva subito, avere le nostre parole per raccontare chi sono. Se io non parlo non penso, penso molto meno perché non so raccontarmelo, non so descrivermi e non so tirare fuori quella scintilla di coscienza che ognuno di noi ha, quella competenza che ognuno di noi ha, anche i barbianesi ce l’avevano ma non sapevano raccontarla. Don Milani fa un’altra grande scoperta. Il quarto giorno scopre che in realtà lui non era il ricco signorino, coltissimo che parlava sei lingue e che nei suoi salotti da giovane aveva visto passare la migliore intelligenza degli anni ’30 come Saba, Pirandello solo per citarne alcuni. Lui lì era un incolto perché non conosceva la cultura dei contadini, dei mezzadri, che era grande e profonda, sapevano dominare la terra e gestirla, sapevano capire quando era il momento della semina per averla migliore, quando portare al pascolo le loro mandrie, avevano una cultura profondissima che lui non conosceva, lui era l’ignorante, ignorava quel mondo. Loro però non avevano gli strumenti, ecco perché la scuola venne in automatico, il quinto giorno aprì la sua scuola a Barbiana, in mezzo al nulla, una scuola che non c’era, che non esisteva. Le bambine e i bambini di Barbiana potevano seguire la terza elementare nella classe che c’era a qualche centinaia di metri più giù del loro paese, dopo di che il loro percorso didattico, conoscitivo e formativo finiva, non erano più educati, non importava a nessuno di educare i bambini e le bambine di Barbiana, anche se la Costituzione dice che anche loro avrebbero dovuto seguire un percorso di educazione di otto anni come i bambini di Firenze o di Borgo San Lorenzo. A Barbiana non arrivava nemmeno la Costituzione, si fermava sotto, l’art. 3 non saliva fino a Barbiana e a nessuno importava. Ecco perché la scuola subito, ora senza niente era la scuola più bella che c’è, se la costruiscono da soli con i legni del bosco, i tavoli, le biblioteche e le sedie. La scuola non c’è, ce la costruiamo e fin da subito don Lorenzo fa capire che quella scuola non solo se la sono costruita ma sono proprio loro: la scuola sei tu. Comincia con i primi sei ragazzini, che avrebbero dovuto continuare il percorso dell’avviamento industriale, con Michele, Agostino, Giancarlo, Carlo, Aldo e Silvano che, in alternativa avevano pronte dodici ore di lavoro, perché nella gerarchia della mezzadria a nove o dieci anni siamo già forza lavoro. Pulire le stalle, questo avrebbero dovuto fare in-

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