8 VIVERE LA TESTIMONIANZA DI DON LORENZO MILANI A CENTO ANNI DALLA NASCITA piccola Chiesa del 1100 con 7 panche scricchiolanti e mangiate dai tarli e niente di più e lui si chiede di chi devo essere pastore? dove sono le mie anime? Le va a cercare porta per porta, uno per uno, li va a cercare e trova i barbianesi: erano i servi della gleba, gli ultimi degli ultimi, coloro che ancestralmente si tramandavano il loro essere poveri fra i poveri, figli di mezzadri di montagna, nipoti di mezzadri, padri di mezzadri non avrebbero avuto nessun altro destino se non quello di zappare. E zappare patate perché non siamo nel Chianti, ma siamo nel Mugello quello duro, solo patate e castagne e, quando il tempo è buono, anche grano e niente altro, coltivare e lavorare dodici, quattordici ore al giorno per dare la metà del proprio lavoro, sudore e fatica a un padrone, che non fa niente, ma prende sempre la parte migliore, e tenere per sé e per la propria famiglia numerosissima, soltanto la parte peggiore. I barbianesi sono chiusi e timidi, li descrive così alla mamma, timidi da non aver neanche il coraggio di guardarlo in faccia e per lui è sconvolgente. Lui che è stato educato alla libertà dello spirito critico, per cui gli occhi sono la luce della sapienza, del sapere, di quello che ho dentro della coscienza e loro non avevano neanche il coraggio di alzarli quegli occhi! Il primo giorno si dispera, il secondo giorno li va a cercare, il terzo giorno capisce che a Barbiana manca tutto, le strade, l’acqua potabile, la luce elettrica, ma senza tutto ciò si può sopravvivere, non si può vivere, però, senza un’arma fondamentale, quella chiave che apre tutte le porte, «la parola». A Barbiana mancavano le parole, Don Lorenzo lo capisce subito, i barbianesi non sapevano parlare, non possedevano le parole, un centinaio poco più, quelle che erano utili e necessarie per andare giovedì mattina a scambiare i polli a Vicchio quando c’era il mercato. Quello era l’unico momento in cui i barbianesi entravano in relazione con l’altro, non praticavano l’alterità, non ne avevano la possibilità. Quando andavano a Vicchio e avevano questo momento di socialità si portavano gli scarponi dietro, questo me lo raccontava mio nonno, ogni volta che lo dico ribollo di rabbia, perché si vergognava di essere barbianese quindi, cambiandosi gli scarponi e mettendosene un paio puliti, si camuffava. Pensate esseri umani che si dovevano camuffare perché si vergognavano di quello che erano e quante Barbiana ci sono ancora oggi, ora, che arrivano e si vergognano di non gia di mosaico di marmo in riva al mare e respiro aria di mare mescolata ad aria di montagna. Mi dispiace proprio che tu non sia qui con me a vedere la bellezza». «Cara Elena - 1966 – scrive Don Lorenzo ad Elena Brambilla, Mauro si è finalmente deciso a partire per l’Inghilterra, contemporaneamente mi è stata finalmente offerta l’occasione di spedire anche Carla di quindici anni, così la prima ragazzina di Barbiana avrà finalmente la parità dei maschi e così anche lei partirà per l’Inghilterra». Vorrei parlarvi per ore e ore di questa scuola così speciale per tutti e per ciascuno come fu la scuola di Barbiana. La scuola della grandezza perché avete visto che cosa insegnava Don Lorenzo, avete sentito che hanno costruito a Barbiana l’Accademia di Brera, i ponti, i mari e poi anche le strade. Sono partiti per l’Erasmus a quindici anni da Barbiana, ma che cos’era Barbiana nel 1954 quando Don Lorenzo ci arriva a 31 anni? Quest’anno è il centenario di Don Lorenzo Milani priore di Barbiana, sembra un personaggio enorme, ormai un gigante della scuola, Don Lorenzo priore di Barbiana dal 1954 e lo è ancora perché dopo di lui nessun altro prete è arrivato a Barbiana. Quando arrivò a Barbiana quel giorno di dicembre si guardò intorno e disse: «Ma priore di che cosa mi hanno fatto?» perché Barbiana era un luogo non luogo, era il nulla, per arrivarci non c’era neanche una strada carrabile, tutti i giorni doveva indossare degli scarponi per poter calpestare quel pezzo di terra così dimenticata, abbandonata, e Papa Francesco la chiamerebbe la periferia del mondo. Barbiana era la periferia per il mondo e chi erano i Barbianesi? Erano i fantasmi coloro di cui la storia si sarebbe sicuramente dimenticata, perché la storia è fatta da chi ha il potere della parola e della scrittura, colto e ricco. Mai la storia viene fatta dagli ultimi, da chi non ha voce e Don Lorenzo trova proprio gli ultimi più ultimi, quelli per i quali il Vangelo dice di fare spazio sui troni, di buttare fuori i ricchi, i potenti e metterci gli ultimi. I barbianesi erano proprio loro e appena Don Lorenzo arriva a Barbiana, dopo il primo momento di sconforto, cala il buio: è un buio denso, fitto, c’è una solitudine che urla e bisogna avere una grande forza dentro di sé per poter stare soli a Barbiana. Don Lorenzo il giorno dopo va a cercare subito i barbianesi perché Barbiana è fatta da una casa colonica che era tutta diroccata e una
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