La Scuola e l'Uomo - n. 9-10- Settembre-Ottobre 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2020 15 Ultimi controlli prima della partenza! Mascherine chirurgiche: OK! Bollini segnaposto per distanziamento tra i banchi: OK! Gel disinfettante: OK! Termometri per la misurazione della tem- peratura: OK! Ingressi separati: OK! Segnaletica orizzontale nei corridoi (frec- ce o piedini): OK! Protocolli di sanificazione: OK! Aula Covid: OK! È tutto? Per ora sì, forse… E allora, pron- ti?… VIA!! 14 settembre 2020: inizia il primo (e si spera anche ultimo) anno scolastico in emer- genza Covid-19. Dopo un finale 2020 in distanziamento so- ciale, in cui gli studenti si sono trasformati dall’oggi al domani in faccine bidimensionali, tessere di puzzle dentro allo schermo di un computer, ecco che torniamo tutti in aula: in carne, ossa, sorrisi, risate, sospiri, respiri, tossi e starnuti. Ecco che la scuola torna ad essere quello che dovrebbe, una comunità vi- va di persone unite da un unico scopo: la cre- scita e la formazione personale e di gruppo. Ma ecco anche lo scontro con la cruda realtà: le linee guida, i protocolli, le indicazioni che si sono susseguite nei mesi estivi, partorite direttamente dai centri del potere e dagli uf- fici istituzionali, hanno creato una tale ridda di norme da rispettare che, prima di iniziare ad insegnare-apprendere, la comunità scola- stica è tenuta a «interiorizzare» una serie di nuovi codici di comportamento che stravol- gono completamente l’idea comunitaria della scuola. Il compagno di banco è stato soppres- so: non fisicamente, ma come idea, per la- sciare spazio allo «spazio da bocca bocca» di almeno un metro (e scusate il gioco di paro- le)… Così i banchetti monoposto restano tutti in fila indiana e l’ultimo schierato in fondo all’aula, protetto da almeno altre tre schie- ne, può riposare tranquillamente come dietro ad una telecamera spenta. L’intervallo si fa in classe, ognuno asserragliato al proprio banco, pena minuzioso processo di sanificazione. Le macchinette erogano ormai solo bevande cal- de e ci si deve accostare in lunghe e tristi file conservando il solito metro di distanza. Che ne è dei vecchi corridoi vocianti e dei crocchi ridanciani? Due intervalli in sei ore di lezione devono bastare per sgranchire gambe e cer- vello: questo vale per i ragazzi. Per i docenti gli intervalli si sono trasformati in momenti di ronda e di controllo del rispetto delle regole: e pazienza se qualcuno ha qualche urgenza o vorrebbe sorbire una bevanda calda! Le file sono troppo lunghe anche solo per sperare di provarci. E in tutto questo a noi docenti è richiesto anche di insegnare, di dedicarci al lavoro che amiamo e al quale abbiamo consacrato un’in- tera vita. Ma insegnare come? Come trasmettere passione per i contenuti che condividiamo con mezzo viso nascosto dietro ad una ma- scherina? Pazienza… enfatizziamo l’espressio- ne degli sguardi… E insegnare a chi? Dal momento che ad ogni accenno di raffreddore o ad un solo colpo di tosse, o ad un accenno di febbre da parte di fratello, sorella o parente convivente parte un’assenza trepidante, in cui i ragazzi e le loro famiglie temono peggioramenti e conse- guente obbligo di tampone. Così ci troviamo in aula decimati, con studenti che invocano da casa un collegamento in videoconferenza per non perdere del tutto la lezione del gior- no. E quindi la danza delle presenze-assenze: nelle ore dei docenti «tecnologici» l’alunno risulta presente a distanza, in altre ore l’a- lunno risulta assente… Non siamo ancora del tutto pronti alla nuova DDI (Didattica Digitale Integrata)… E poi classi e docenti in quarantena, o isolamento fiduciario… insomma fuori dalla scuola, ma comunque degni, gli studenti, di ricevere qualche forma di insegnamento e i docenti, non ammalati, ma «in malattia» (po- tere delle parole!), fermi a casa senza nep- pure poter fare lezione «sincrona», ma «asin- crona» magari sì, avendone le competenze, la forza e la voglia… E così salta tutto… i programmi, le verifi- che… Tutto in alto mare… Ma la scuola non era nata per essere un sistema organizzato, in- A.D. 2020. SARÀ VERA SCUOLA? Cinzia Ordine, Liceo musicale Istituto «Lagran- gia», Vercelli
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