La Scuola e l'Uomo - n. 9-10- Settembre-Ottobre 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2020 12 Il ritorno a scuola, poi, è stato per me in particolare la coscienza di un cambiamento: quello tra l’adolescenza, ormai al tramonto e il mondo degli adulti, agli albori. La qua- rantena è stata, nel bene e nel male, una violenta cesura, uno spartiacque tra un mon- do passato, legato ad un contesto adolescen- ziale, e quello di una responsabilità adulta. Quest’anno davvero il nostro esame di ma- turità sarà ben altro: sarà dimostrare e te- stimoniare nella nostra vita, nei fatti ancora più che a parole, i valori dell’Humanitas, i valori dell’aiuto, dell’altro, della vita. Ora, più che mai, è necessario tenere alla vita de- gli altri quanto (se non di più) alla nostra, ricordando che spesso persone della nostra età si son rese veicoli di morte per i più fra- gili e più deboli. È necessario comprendere che con una mascherina sul volto si può pre- servare la vita di un altro, che con la cultura, con le relazioni, si può riprendere a vivere, più che a sopravvivere, in una realtà nella quale ci sentiamo catapultati, forse un po’ troppo bruscamente, ma in cui stiamo impa- rando a muoverci. Credo sia quindi fondamentale costruire con la nostra virtù gli argini contro le sciagu- re che ci circondano, dando l’ultima parola non alla sventura, alla morte, alla barba- rie, ma alla luce della cultura e della vita. Concludo con le parole del poeta tedesco Hölderlin, che davvero rappresentano il mo- do con cui ritengo dovremmo attraversare questo mare in tempesta, nella speranza e nella sicurezza di raggiungere prima o poi un porto sicuro: « Dove c’è pericolo cresce an- che ciò che salva». stati costretti a vivere. Ci è stata ridata l’i- neliminabile dimensione sociale dell’uomo, che abbiamo spesso ripudiato, ma che tan- ti stanno ricominciando a rivalutare come necessaria. Ci è stato restituito l’aspetto del dialogo che anch’esso ci rende uomini: il rapporto diretto con l’insegnante ha per- messo di ridare vigore al sapere, di restituir- gli quella vitalità che viene dal confronto di- retto e dialettico tra più esseri umani. Il vero sapere è quello aperto, vivo, in evoluzione, un confronto attivo tra le conquiste conosci- tive del passato e chiunque voglia innalzare loro nuovi monumenti. Non mancano, poi, alcuni utili mezzi tec- nici come gel, mascherine e computer in comodato d’uso. Ciononostante, si può mi- gliorare, e lo si sta gradualmente facendo, su alcuni aspetti: mancano banchi, insegnan- ti, spazi e in alcune aule la connessione ad Internet è spesso precaria. Ancora bisogna cercare di permettere un confronto più soli- do tra chi rimane a casa e chi svolge lezioni in presenza, spesso impedito da problemi di audio che a volte non risparmiano nemmeno i professori. La gestione degli spazi rimane tuttora un tassello complicato: per stare in presenza, si è data la priorità alle classi pri- me ma non alle quinte, come in altre scuole, e si sta ancora lavorando su come si possano garantire in sicurezza le iniziative studen- tesche. Non si può comunque sottovalutare l’enorme sforzo dell’istituzione scolastica per permettere agli studenti di ritornare in sicurezza e di riavere la speranza di potersi svegliare il giorno dopo guardando gli occhi di un compagno piuttosto che uno schermo. Dopo mesi di lezioni a distanza tra impro- babili e fallimentari connessioni internet, posso finalmente sedermi al mio banco. Devo ammettere che, dopo tutto questo tempo, non mi sembra neppure vero. Ho sempre ritenuto che la scuola fosse una certezza su cui poter contare; ingenuamen- te, non mi sono mai soffermata a riflettere sul privilegio che avessi io, assieme a milioni di studenti, nel poter assistere ogni giorno a una nuova lezione, nel potermi immergere in quella che in altri tempi avrei considerato banale quotidianità. Tuttavia, il nostro mondo è inevitabilmen- te cambiato, e con esso molte delle nostre usuali abitudini. D’altronde, come afferma- va saggiamente Shakespeare, ci rendiamo conto del valore di qualcosa solo dopo che LA SCUOLA È UN PRIVILEGIO Daria Zumbo, 5G - liceo classico Vivona, Roma
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