La Scuola e l'Uomo - n. 9-10- Settembre-Ottobre 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2020 11 la prigione domestica, che però ha dato ai singoli la possibilità di caricarsi sulle spalle una consapevolezza e una maturità diversa. Ciò è quello che ora la riapertura della scuo- la richiede. Credo sia meglio definire quanto stiamo vivendo una riapertura, piuttosto che un ritorno alla normalità: troppe situazioni sono cambiate, troppe persone venute me- no, troppo diversi siamo noi ora. Viviamo, o almeno io vivo, in un mondo di eventi con- fusi, indistinti, sospesi in un nulla che deve ancora avvenire. Il mio primo ritorno sui banchi è accaduto qualche giorno prima del suono della cam- panella, il 1° settembre, in occasione di un incontro con la vicesindaca della città me- tropolitana di Roma. Anche in quel momento tutto mi sembrava cristallizzato: che sia for- se tipico della natura umana cercare di non legarsi troppo a quello che ha tenuto caro temendo che possa venirgli meno? Penso che tutti abbiano ancora paura di perder la scuola di nuovo, nel timore che quello di adesso sia un ritorno mozzato ad una scuola che ancora, purtroppo, è solo una parvenza, un’ eidolon , di ciò che abbiamo la- sciato. Tutto pare ancora sospeso, il futuro prefigurato dai contorni sfumati, il tempo scorre per settimane e non più proiettandosi verso mesi lontani, che sono ancora un forte interrogativo. Pesa troppo ancora la possibi- le crescita della curva epidemiologica. Cerchiamo allora di carpire i frutti del presente. La scuola è stata, infatti, anche la tanto agognata uscita dai nostri isolamenti: è stato il luogo in cui rivedere i nostri occhi in quelli degli altri, il momento in cui ripren- dere a vivere relazioni, collegamenti, che ci hanno spinto fuori dalle isole in cui siamo «Homo homini lupus» , sentenziava un tempo il filosofo inglese Thomas Hobbes: a buon diritto credo che per molti, dopo il pe- riodo di chiusura, l’espressione sia divenuta «Homo sine homine lupus» . Ciò che, infat- ti, è stato forse patito più di tutto durante il l ockdown è la perdita di un elemento che rappresenta una delle prerogative massime dell’uomo: la socialità. La fase della quarantena è stata, indub- biamente, un periodo caratterizzato da un vasto fenomeno di taglio delle relazioni a livelli più disparati: relazione con gli altri, relazione con il tempo, con lo spazio, con l’ambiente. Ha avuto luogo, cioè, una diffu- sa esperienza di isolamento, almeno per me, quale non si era mai vista in precedenza: il mondo era un susseguirsi uniforme di flussi di impressioni, di sensazioni che, accesesi la mattina, si ritrovavano immediatamente la sera a doversi spegnere come erano inizia- te. Il tempo si lasciava percepire come una corrente unica di eventi in cui tutto sem- brava evanescente, onirico, inconsistente: le strade deserte, contatti assenti, uscite al supermercato che sembravano spedizioni belliche. Il tempo pareva essersi fermato, il mondo essersi bloccato per mesi in un silen- zio che per molti è stato rotto dall’urlo del dolore dei propri cari. È stato un periodo che ha comportato grandi ripensamenti, grandi sfide, tanto eti- che quanto tecnologiche. È stato un periodo che ha richiesto un senso di responsabilità nel tornare ad affrontare il mondo fuori dal- amici e insegnanti, sorridere e piangere in- sieme a loro, affrontare le piccole sfide di ogni giorno e tutto ciò mi sta facendo sen- tire di nuovo «libera». Mi sto sempre più rendendo conto del privilegio che mi viene concesso ogni giorno, non solo di accedere a un’educazione di eccellenza ma di vivere i miei anni migliori all’interno del mondo sco- lastico, pur con i limiti imposti dalla pande- mia. L’obbligo di una mascherina non ci può fermare, dobbiamo guardare al futuro con occhi nuovi, senza cercare di tornare a co- me eravamo. Credo, piuttosto, che il mondo degli adulti debba volgere il proprio sguardo verso un diverso modo di vivere e di fare scuola, per meglio supportare noi giovani ad affrontare consapevolmente le sfide del futuro. HOMO SINE HOMINE LUPUS Gabriele Mole’, liceo classico Vivona, Roma

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