Settembre-Ottobre 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 5 S p i r i t u a l i t à delle tempeste del giorno e della vita che si ricompongono nel dolcezza malinconica del ricongiungimento ai propri cari defunti: Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell’aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell’umida sera. È, quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano cirri di porpora e d’oro. O stanco dolore, riposa! La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell’ultima sera. Che voli di rondini intorno! che gridi nell’aria serena! La fame del povero giorno prolunga la garrula cena. La parte, sì piccola, i nidi nel giorno non l’ebbero intera. Nè io... e che voli, che gridi, mia limpida sera! Don... Don... E mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, Dormi! bisbigliano, Dormi! là, voci di tenebra azzurra... Mi sembrano canti di culla, che fanno ch’io torni com’era... sentivo mia madre... poi nulla... sul far della sera. Altro ancora è La sera fiesolana del D’An- nunzio che con una sensualità rapita fuori dai sensi si immerge nella natura - in modo Per il Leopardi la natura è «un circuito perpetuo di produzione e di distruzione». Ha una tempo ciclico, mentre la vita dell’uo- mo, dotato di ragione, è lineare, non ritorna più, si conclude con la morte. C’è tuttavia un momento in cui la natura ti illude, ti fa provare l’estasi della primavera e della gio- vinezza, quando la realtà ci appare vaga ed indefinita, ci affascina e ci porta a sognare ed a gustare il piacere dell’infinito: D’in su la vetta della torre antica, Passero solitario, alla campagna Cantando vai finché non more il giorno; Ed erra l’armonia per questa valle. Primavera dintorno Brilla nell’aria, e per li campi esulta, Sì ch’a mirarla intenerisce il core. Odi greggi belar, muggire armenti; Gli altri augelli contenti, a gara insieme Per lo libero ciel fan mille giri, Pur festeggiando il lor tempo migliore (Passero solitario vv. 1-11) Silvia, rimembri ancora Quel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi?… Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice Quel ch’io sentiva in seno. Che pensieri soavi, Che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia La vita umana e il fato! 10. Rapporto spirito umano e la sera: Foscolo, Pascoli, D’Annunzio Anche le ore del giorno, con il trascolorare della luce, sono fonte di ispirazione per i poe- ti: una cosa è la sera del Foscolo, simbolo del- la fatal quiete della morte, del nostro viaggio verso il nulla eterno, del placarsi delle pas- sioni, altro La mia sera del Pascoli, immagine
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