Settembre-Ottobre 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 4 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Spi r i tual i tà La terra poi ci lega alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra vicenda umana. Mirabile è in questo il Foscolo che si rivolge alla sua isola di Zacinto, la collega alla figura materna, al mondo greco, a Venere, ad Ome- ro, ad Ulisse, al suo esilio. Nè più mai toccherò le sacre sponde Ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell’onde Del greco mar, da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde Col suo primo sorriso, onde non tacque Le tue limpide nubi e le tue fronde L’inclito verso di Colui che l’acque Cantò fatali, ed il diverso esiglio Per cui bello di fama e di sventura Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. Tu non altro che il canto avrai del figlio, O materna mia terra; a noi prescrisse Il fato illacrimata sepoltura. Analoghe osservazioni valgono per la de- scrizione di Firenze nei Sepolcri: il paesaggio fiorentino di incantevole bellezza è sentito come una realtà sacra, come la patria che fa salire il suo incenso, il suo valore simbolico e spirituale, al cielo. Te beata, gridai, per le felici Aure pregne di vita, e pe’ lavacri Che da’ suoi gioghi a te versa Apennino! Lieta dell’aer tuo veste la Luna Di luce limpidissima i tuoi colli Per vendemmia festanti, e le convalli Popolate di case e d’oliveti Mille di fiori al ciel mandano incensi. (I Sepolcri vv.165-172) 9. Rapporto spirito umano e paesaggio: Tasso, Manzoni, Foscolo, Leopardi Il Tasso capta nella natura i sospiri più se- greti dell’amore, la malinconia, ma anche il suo desiderio di purificazione: Qual rugiada o qual pianto, quai lagrime eran quelle che sparger vidi dal notturno manto e dal candido volto de le stelle? E perché seminò la bianca luna di cristalline stille un puro nembo a l’erba fresca in grembo? Perché ne l’aria bruna s’udian, quasi dolendo, intorno intorno gir l’aure insino al giorno? Fur segni forse de la tua partita, vita de la mia vita? Il Manzoni vede nello spettacolo dell’alpe la presenza di Dio e la sua voce (il racconto del diacono Martino nell’Adelchi). I Promes- si Sposi sono un grande affresco attento al linguaggio della natura e al paesaggio, ma anche all’azione misteriosa della Provviden- za: il cielo di Lombardia così bello quando è bello; il lago e l’addio ai monti; la luna nella notte di Renzo prima di arrivare in terra ber- gamasca; la voce dell’Adda; l’afa della sera di agosto quando don Rodrigo si scopre ap- pestato, la pioggia che si porta via la peste e nella quale Renzo sguazza, pieno di gioia dopo aver ritrovato Lucia. Manzoni aman- te della campagna si dilettava di coltivare fiori e piante nel suo giardino di Brusuglio. La natura esige cura ed amore: altrimenti si trasforma nella vigna di Renzo abbandonata. LA BELLEZZA DEL CREATO: VIAGGIO LETTERARIO (*) (*) Terza parte. La seconda parte di questo articolo è stata pubblicata sul numero 7-8/19 di questa Rivista
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