Settembre-Ottobre 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 33 Non è più il tempo in cui una persona da sola risolve i problemi e offre soluzioni; non siamo più nella situazione in cui la gente par- tecipava, mettendo in preventivo la possibili- tà di essere coinvolto al punto di impegnarsi personalmente. Siamo persone comuni, ma tutte un po’ speciali , che vivono problemi, come è stato e come è in ogni luogo e in ogni tempo, li avvertono, li sentono e ne sono giu- stamente preoccupati. In conseguenza di ciò, mi pare di poter dire che è superato il tempo del conferen- zialismo e bisogna studiare altra strategia di inculturazione. Le conferenze, specialmente oggi, sono paragonabili ai fuochi di artificio, finiti i quali, con tanto di luci e di spari, si ritorna nella notte scura… La nostra cultura europea di indubbia ma- trice umanistica e cristiana è fondata su sa- peri ben collaudati, sì che possiamo convenire con Kierkegaard che la vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti . A riguardo dei saperi mi riferisco ai grandi padri della cultura europea tra cui Benedetto da Norcia, Francesco d’Assisi (nati nel cuore dell’Italia) ed Erasmo da Rotterdam - per ci- tarne solo alcuni. Che insegnano modi e strategie per affron- tare le difficoltà individuali e collettive che la vita pone ed impone al singolo ed al gruppo, sì che diventa ineludibile l’educazione perso- nale e comunitaria, della quale parla il cardi- nale Martini in una sua lettera pastorale. Prendendo il motto benedettino ora et la- bora , un invito di impegno rivolto ai monaci, che è quindi di natura religiosa o clericale, mi viene di proporre il suo inverso labora et ora , che diventa di ordine laicale. Da qui può derivare, se non sono azzar- dato, il metodo attivo, operativo e concreto del laboratorio, in cui non ci si muove per Caro Direttore, la realtà sociale evidenzia una forte com- plessità; ogni mutazione di comportamenti, specialmente se rapide, si propone come crisi nel suo vero ed originario significato di separazione, comprensiva di difficoltà, che non sono di assoluta negatività: la sto- ria dell’umanità è fatta di superamenti dei disagi, perché novità e disagi sono gli in- gredienti della creatività. Pertanto, proprio le difficoltà propongono sollecitazioni alla ricerca di scoperte e risorse intellettive, sentimentali, etiche e spirituali-religiose. Quindi, a riguardo della condizione giova- nile non si può e non si deve parlare di emer- genza, che sa di negativo, educativa, bensì di priorità, termine propositivo, educativa. I giovani di oggi si trovano in una situazio- ne molto complessa, forse più difficile che in passato per i numerosi ed agguerriti distrat- tori (come nei video giochi, ma la vita non è un videogioco); ciò a causa dei mutamenti di usi e costumi così rapidi e pervasivi che non c’è tempo per meditare sulle esperienze vis- sute, farle decantare e sistemare, perché le conoscenze diventino saperi orientativi. La scienza e la tecnica sono dominanti, fino ad indurre che esse sono in grado di risol- vere tutti i problemi, ma ne creano anche dei nuovi, e forse si affrontano con inadeguata attenzione o con superficialità. Ovviamente la tecnologia, in continua corsa e competizione con se stessa, non va demonizzata: tutte le invenzioni hanno rispo- sto alla domanda di soluzione delle difficol- tà connesse all’esistenza, poi alcune hanno smarrito la prima finalità, ma non vanno ne- anche divinizzate. Che fare? Come genitori, anche come non- ni, siamo giustamente preoccupati dei nostri figli o nipoti. Laboratorio e Educazione In questo nuovo spazio della nostra rivista vorremmo aprire un colloquio diretto con i soci. È questo uno spazio di ascolto di vostre esperienze e proposte che volentieri socializziamo per promuovere tra i lettori un produttivo dibattito sui temi affrontati. Le lettere dovranno essere indirizzate a redazione@uciim.it oppure a Redazione La Scuola e l’Uomo, Via Crescenzio 25 - 00193 Roma Lettere al direttore
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