Settembre-Ottobre 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 31 Istruzione. Alcuni 100 e lode anche se non corrispondono al livello eccellente di com- petenze richiesto dalle Indicazioni Naziona- li, potrebbero rispecchiare un percorso di crescita considerato eccellente per cui lo studente va premiato. Se il 100 e lode è il numero massimo possibile per ognuno dei propri studenti, la valutazione è da ritenersi adeguata. Il tutto quindi dipende dal traguar- do che viene fissato e si vuole raggiungere. INVALSI OPEN ha pubblicato una interessan- te intervista alla professoressa Anna Maria Ajello, presidente dell’INVALSI alla vigilia della presentazione del Rapporto Nazionale 2019 che è stato presentato il 10 luglio a Roma. La prof. Ajello ha affrontato l’argo- mento «insegnare le competenze» al cen- tro del quale ha chiarito che vi è un piccolo equivoco. «Non si insegna per competenze, ma per far diventare competenti, che è tut- ta un’altra cosa». Questo è uno degli assunti più importanti dell’intervista sottolineando il fatto che l’utilizzo di una espressione così fuorviante dimostra che il concetto di com- petenza non è ancora entrato a pieno regi- me nella didattica della scuola italiana. La Ajello afferma che «una competenza infatti non è qualcosa che si insegna, ma un modo di insegnare che permette agli studenti di diventare competenti» «Non si tratta di tra- smettere conoscenze allo studente, poiché molte conoscenze di oggi diventeranno pre- sto obsolete, quanto piuttosto consentirne la piena acquisizione proponendo attività che per gli studenti abbiano un significato e che per essere portate a termine richie- dono l’uso di quelle conoscenze». Lavorare per far diventare competenti gli studenti non significa nuovo carico di lavoro per gli insegnanti, significa però «cambiare pro- spettiva», infatti «il gruppo di insegnanti di una classe deve poter condividere lo stesso progetto formativo. E dove prevale il gusto per ciò che si fa si avverte anche meno la fa- tica». Credo che le parole della prof. Ajello siano comunque un grande stimolo per tutti i lavoratori della scuola e che ci possano far vedere la questione dell’insegnamento delle competenze con uno sguardo nuovo. Esami di Stato e prove INVALSI non sono in contrap- posizione, ma al contrario devono essere vi- ste nell’ottica della sinergia. 23% nel Nord Est, del 34% nel Centro, del 46% nel Sud. In Matematica le percentuali salgono rispettivamente al 27%, al 26% , al 43%, al 55%. Nella prova di lettura in Ingle- se « reading » il 51% degli studenti italiani in generale raggiunge il B2. Invece il 10,6% non raggiunge il B1, ossia si posiziona a un livel- lo di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli studenti che raggiungono il B2 scende rispettivamente al 31%, al 34,8% e al 34,1%. Nella prova di ascolto in Inglese « listening » solo il 35% degli studenti italia- ni arriva al B2, traguardo previsto alla fine del quinto anno. Il 25,2% cioè uno studente su quattro non raggiunge il B1, ossia si posi- ziona a livello di competenza basso dopo 13 anni di scuola. In Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale di studenti che raggiungono il B2, scende rispettivamente al 19,9% al 14,6%, al 14,8% e al 20,7% a fronte del 49,3% del Veneto. È emerso anche che gli studenti stranieri sono più bravi degli ita- liani in Inglese, mentre presentano difficol- tà in Italiano e Matematica. Considerando i dati relativi agli Esami di Stato sui quali la stampa e il MIUR hanno concentrato un cer- to interesse sono stati quelli riguardanti la quantità in percentuale di alunni e alunne che ha raggiunto il 100 e lode. La media italiana è del 1,6% ma ci sono alcune regioni che hanno una media più alta rispetto a quella italiana. Ad esempio la Pu- glia presenta il 3,4% , la Calabria il 2,6%, l’Umbria il 2,4%, la Campania il 2%. Per le regioni del Sud Italia, l’eccellenza nell’Esa- me di Stato appare in forte contrasto con gli scarsi risultati ottenuti dalle stesse re- gioni, durante le prove INVALSI. In realtà i dati INVALSI dicono anche un’altra cosa inte- ressante sulle scuole del Sud Italia, cioè una parte maggiore della differenza nei risulta- ti si deve alla differenza nei risultati tra le scuole. Di fatto vi sono alcune tipologie di scuole che hanno un’utenza più complicata social- mente da gestire non sempre scolarizzata e a volte poche risorse. Da qui emergono delle riflessioni. È vero che l’Esame di Stato dovrebbe va- lutare l’intero percorso come sempre quan- do si mette un voto alla fine di un ciclo di
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