Settembre-Ottobre 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 2 E d i t o r i a l e curricolo apposito, gestito come una disci- plina a sé stante. Occorre precisare che, se è vero che il provvedimento normativo è stato approvato da uno schieramento politico assai ampio, nel mondo della scuola non ha riscosso pari entusiasmo, non perché non se ne riconosca la necessità e l’urgenza e neppure perché non se ne condividano i contenuti, ma per- ché le soluzioni tecniche, prefigurate nella legge creano molte perplessità. — — Non è previsto un orario aggiuntivo de- dicato alla nuova disciplina e neppure risorse professionali nuove, ma si è ri- calcato il triste ritornello della clausola di «invarianza dei costi», che velocizza l’iter parlamentare delle innovazioni da introdurre nei settori pubblici, ed in par- ticolare nella scuola, ma aggiunge carichi di lavoro a chi ne è già gravato. — — L’elenco dei contenuti potenziali del- la nuova disciplina, previsti dalla legge, è imponente e richiederebbe un qualifi- cato e certosino lavoro di enucleazione dagli epistemi delle discipline di tutte le tematiche che potrebbero confluire in un ipotetico curriculum di educazione civica, seguito da un complesso lavoro di concer- tazione tra i Consigli di classe dei diver- si corsi funzionanti e dei diversi anni di ciascun corso che porti a condividere un curricolo verticale, che la legge chiama «curricolo di Istituto», per non meno di 33 ore per ciascun anno, affidato ad un docente di classe con compiti di coordina- mento (ma senza alcun compenso). —— Una volta fissati obiettivi specifici di ap- prendimento e traguardi di sviluppo del- le competenze, nelle « Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica» previste dall’art. 3 della legge , ciascun docente, nella sua libertà d’insegnamen- to, e d’accordo con i colleghi del Consiglio di classe, dovrà decidere quali metodi di- dattico-educativi applicare, se dedut- tivi o induttivi, se cognitivi o empirici, fermandosi sulla soglia delle conoscenze o spingendosi fino a voler modificare gli stili di comportamento, nella consapevo- La sperimentazione era senza dubbio un éscamotage per anticipare l’entrata in vigo- re della legge, sottovalutando tutte le ragio- ni di diritto e di fatto che avrebbero reso arduo tale anticipo. Prima fra tutte, la sperimentazione di una legge non ancora vigente, in costanza di leg- gi contrastanti non ancora abrogate. Il parere assunto dal C.S.P.I. quasi all’u- nanimità nella seduta dell’11 settembre scorso, è stato negativo ed oltre ad aver spiegato le ragioni di tale pronunciamento, si è soffermato a suggerire al Ministro com- petente, tutte le condizioni necessarie per rendere agevole il decollo di questa nuova disciplina e rispetto alle quali la disponibilità di un anno di tempo diventa davvero provvi- denziale. Infatti, non bisogna sottovalutare che c’è anche una larga schiera di detrattori di que- sta legge che afferma, con convinzione, che non c’è bisogno di alcun nuovo insegnamen- to, perché l’educazione civica nelle scuole c’è già! Chi ha mai dubitato che svolgere la fun- zione di insegnante, significhi solo insegnare la propria disciplina o non piuttosto insegna- re a vivere attraverso e con l’aiuto della pro- pria disciplina? I buoni maestri ne sono stati sempre con- vinti, essi infatti utilizzano le conoscenze per plasmare le coscienze, fedeli all’obietti- vo prioritario assegnato alla Scuola, di « rea- lizzare il pieno e libero sviluppo della per- sonalità degli alunni» (art. 4 leg. 477/73). Dunque, si dovrebbe concludere, « nihil novi sub sole», non serve l’educazione ci- vica a scuola, perché c’è già. Ma, questo è solo un modo, neanche trop- po originale, per far passare questa riforma come una operazione di facciata, con la spe- ranza che, passato qualche anno e scemata l’attesa, cada in disuso. Il valore di questa innovazione , a mio parere, è nel fatto che tutti docenti, quel- li già convinti e quelli renitenti, dovranno prendere coscienza della «funzione educati- va» che è connaturata in tutte le discipline e garantirla con la materializzazione di un
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