Settembre-Ottobre 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 28 lari, decreti, ecc.) e considerino meno quelle che vengono date all’interno della scuola. Si ottiene anche un effetto «omogeneizza- zione» che consente di superare sospetti e differenziazioni, che rischiano di lacerare il tessuto sociale e culturale di questo paese. Non pochi studenti hanno chiesto, con le dovute garanzie, di ricomprendere nell’alter- nanza scuola-lavoro esperienze esterne alla scuola di sicuro valore formativo (esperienze associative, Scout, volontariato, assistenza agli anziani e/o malati, ecc.), lasciandone l’autocertificazione alla diretta responsabili- tà dello studente stesso per evitare il «mer- cato» dei finti crediti. Lo studente potreb- be anche essere richiesto di documentare e circostanziare ogni esperienza in modo che l’istituzione possa emettere un giudizio di valore, soprattutto nei casi dubbi o, comun- que, singolari. È stato notato anche che l’al- ternanza è più facile da organizzare per gli ambiti tecnico-scientifici per la disponibilità di enti ed imprese operative sul mercato del lavoro mentre risulterebbe meno praticabile per quelli umanistici, per i quali si dovrebbe studiare qualche approfondimento con pos- sibili esemplificazioni. L’esame, così come si è svolto, è stato colto abbastanza bene nelle sue motivazioni culturali e di distribuzione dei valori conclu- sivi anche se restano presenti realtà parti- colari nelle quali l’uso dei valori numerici rimane o troppo contenuto o visibilmente proiettato verso i livelli più alti. Si è affer- mato che la votazione non sempre riesce a riconoscere posizioni singolari di impegno e buona volontà. Ciò ripropone qualche con- siderazione sui modi del conferimento di premi in denaro per quegli studenti che con- seguono medie molto elevate. Forse è ne- cessario riconsiderare il senso del «bravi e meritevoli» del testo costituzionale. spetto alle esperienze interne, considera- te limitate e, talvolta, ripetitive; • il superamento della «tesina», che spesso veniva elaborata con l’aiuto di fonti ester- ne, sostituita con collegamenti sul posto, frutto dell’attività scolastica; la spinta al cambiamento si è espressa abbastanza ef- ficacemente ma non pochi docenti hanno vissuto con perplessità la prospettiva del- lo svolgimento della prova orale; • l’aspetto maggiormente considerato e condiviso riguarda l’esplicitazione e la generalizzazione dei criteri di valutazione delle prove, e, tranne pochi casi di inte- resse specifico, con l’evidente garanzia di rendere nazionali gli standard di valore e superare così le tanto temute «variazioni territoriali», che nei tempi passati hanno influenzato i livelli delle votazioni finali assegnate. Il bilancio, per come può essere percepi- to da osservazioni generali, risulta comples- sivamente confortante. Da più parti è stata segnalata l’inutilità, e a volte il danno, del fuoco di sbarramento operato attraverso i social e altri mezzi di comunicazione, che sembrano invocare continui cambiamenti salvo poi ad esasperare la critica una volta disposti dall’autorità centrale. Rimane da considerare qualche migliora- mento che l’amministrazione potrà gestire nei modi e tempi dovuti. Insegnanti, studenti e famiglie vanno resi edotti del fatto che nulla nel percorso di istruzione e formazione ha il valore del- la valutazione e che l’esame di Stato ne è un condensato. Valutare significa «assegnare valore» che è cosa molto diversa dal «met- tere voti» perché il voto si legge nella sua quantità mentre il valore va percepito nel- la profondità del suo significato. All’interno di tali concetti si pone quello di «maturità» che, collocata in una delle prime fasi dell’esistenza, propone non poche riflessioni sul modo in cui i giovani affrontano la definizione del loro progetto di vita. Sembra inoltre che studenti e famiglie percepiscano molto il significato delle comunicazioni che il Mini- stero trasmette con varie moda- lità (comunicati televisivi, circo-

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