Settembre-Ottobre 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 24 di giudizio e di valutazione, gerarchie tra gli operatori, tempi e calendari scolastici…) gli scopi alti e nobili di quei progetti vengono azzerati dalle incoerenze del sistema: come è possibile educare alla solidarietà se il me- rito è individuale (si dice che è così a scuola, perché è così nella vita!), come è possibile educare alla partecipazione democratica, se su trenta ore di permanenza a scuola gli stu- denti hanno qualche autonomia decisionale solo durante l’intervallo? E si potrebbe con- tinuare così a lungo! …la persona è innanzi tutto coscienza, anche a scuola… Educare le coscienze è il compito del «maestro»: tutte le altre attribuzioni di sco- po all’educazione scolastica hanno dimostra- to la loro debolezza. Talvolta per confusione del fine coi mezzi: il più recente di tali equi- voci è quello legato all’idea che a scuola si devono privilegiare i saperi, ovvero le for- me di conoscenza consolidate entro l’ambito del discorso scientifico, che, ormai, sembra esaurire tutte le forme della conoscibilità umana. L’apprendimento delle discipline di studio è così diventato il fine della scuola, trascurando il fatto che –pure all’interno del- la logica scientista- dal 2006 il compito della formazione (e, quindi, anche della scuola) è l’acquisizione delle citatissime «competen- ze per la vita». A Lisbona gli allora ministri europei dell’educazione ne identificarono otto –poi recepite dalle nostre INDICAZIONI NAZIONALI PER I CURRICOLI DELLA SCUOLA PRIMARIA- la cui connessione logica e forma- tiva può essere ben rappresentata da questo schema: …Perché i maestri non riempiono vuoti, ma accendono fuochi… (Plutarco) Continuo -dopo una pausa che aveva lo scopo di dare tempo alla riflessione dei let- tori– questa mia ricerca intorno alla identi- ficazione della figura professionale dell’in- segnante come «maestro», piuttosto che come professore. Negli articoli precedenti li ho definiti p ersone in cui la scienza si con- tempera con la dignità, la testimonianza, il Prestigio, in una parola l’umanità piena ed integrale… ora vorrei descrivere come e se questo «umanesimo magistrale» può prende- re forma nelle aule scolastiche. Perché non è scontato che si possa essere «maestri» in una organizzazione così poco incline a mettere le persone al centro dei servizi che essa ero- ga. Lo so (e mi sembra di sentirli i difensori d’ufficio dell’istituzione!) che il «bambino», ma già alle medie non è più il «ragazzino» ma lo «studente», è al centro delle preoc- cupazioni di insegnanti, dirigenti (ma già un po’ meno di bidelli ed impiegati) delle scuo- le autonome; la questione è se sia possibile mettere al centro la persona in una struttura di servizio che è tutta costruita intorno alla centralità delle attività e dei progetti vol- ti al favorire la conquista della conoscenza (apprendimento) degli alunni… Appunto a scuola ci sono alunni, discenti, studenti, non bambini, adolescenti e giovani. Da qualche anno (ma per la verità da sempre!) le scuo- le hanno introdotto le «competenze per la vita» e la «formazione alla cittadinanza» nei loro programmi ma, avendo mantenuto fer- ma nella quasi totalità dei casi, la «normale modalità organizzativa» (classi, orari di in- segnamento, procedure di controllo, sistemi Italo Bassotto, già Dirigente tecnico ABBIAMO BISOGNO DI MAESTRI, NON DI PROF…. (*) (*) Terza parte. La seconda parte di questo articolo è stata pubblicata sul numero 7-8/19 di questa Rivista

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