Settembre-Ottobre 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 20 si gioca ancora sostanzialmente sul recupero dei titoli. Timidamente si affacciano i crediti ma non certo per lo sviluppo verticale della carriera formativa, che rimane saldamente ancorata alle strutture istituzionali, per gio- vani e adulti. All’interno di questo rapporto interge- nerazionale il nostro Paese è a forte rischio regressi nelle conoscenze acquisite diversi anni prima, per effetto del cambiamento, che produce un vero e proprio analfabetismo di ritorno. Si registra inoltre una stretta cor- relazione tra qualità culturale dell’ambiente familiare e andamento scolastico dei giovani e per la scuola è sempre più difficile colmare il divario. Il Capitale Umano tende a deprez- zarsi se non è utilizzato e quindi ha bisogno di continua manutenzione. Per gli adulti non siamo in presenza di ri- levazioni sistematiche dei bisogni formativi e di indicatori condivisi a livello istituzionale e territoriale; l’offerta è rigida, autorefe- renziale, non è calibrata sui diversi tipi di domande; manca la valutazione dei risultati e vige uno scarso coordinamento tra i vari soggetti che propongono attività, pubblici e privati. Alla formazione partecipano coloro che sono già provvisti di titoli, perlopiù a fine carriera o lavoratori dipendenti, donne attorno ai 65 anni che tornano nel tempo a frequentare anche le stesse iniziative. Gli ostacoli che si frappongono: scarsità di in- formazioni e motivazione, carenza di tempo ed elevati costi. La domanda e l’offerta devono stimolar- si continuamente, anche mediante l’impie- go della rete telematica per la formazione a distanza; è il territorio la realtà ottimale per intervenire sull’utenza adulta, in cui si può valorizzare la stessa «azienda forma- tiva» ed accreditare le organizzazioni del terzo settore; motivare i gruppi deboli con riconoscimenti vari. La formazione continua L’ orizzonte del terzo millennio per quanto riguarda la formazione non è più la scuola, che pur sempre coin- volge persone dall’infanzia all’adolescenza e dalla quale ci si aspetta una resa eleva- ta perché è partendo bene che si fondano i presupposti per andare oltre, conservando il più possibile l’istruzione di base. Il progres- so tecnologico richiede un approccio antici- pato con il mondo del lavoro e lo sviluppo di performance professionali; il passaggio alla così detta vita attiva pone il problema della popolazione adulta e delle sue esigen- za formative, nel pieno esercizio della cit- tadinanza e di un invecchiamento attivo. A sentir ancora discutere di innalzamento dell’obbligo scolastico ci sembra di essere condannati a guardare all’indietro; nei fatti è sempre meno rispettato anche quello che c’è, dato il crescente fenomeno dell’ab- bandono delle scuole obbligatorie, che non viene recuperato attraverso il reintegro nei banchi, ma con forme miste di apprendistato formativo che privilegia l’orientamento an- che a scapito della preparazione generale. Una didattica per competenze poi mira al loro progressivo accumulo fino al riconosci- mento dei crediti che possono essere utiliz- zati in percorsi formali, ma anche non for- mali ed informali. Allora ciò di cui si dovrebbe discute- re è dell’apprendimento permanente con i profili culturali e professionali e le compe- tenze chiave di cittadinanza, messi a pun- to dall’UE. In quest’ottica un anno in meno nella scuola superiore faciliterebbe la di- namicità dei curricoli, il protagonismo dei giovani e l’internazionalizzazione del siste- ma. Ma l’OCSE dice che l’Italia non ha un percorso coordinato e unitario di educazione permanente. Infatti le più recenti riforme, soprattutto nel secondo grado, mantengo- no la scuola della terminalità e con i CPIA Gian Carlo Sacchi, esperto di politiche scolastiche ALL’ORIZZONTE UN APPRENDIMENTO PER TUTTA LA VITA

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