Settembre-Ottobre 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 10 Dunque Creonte, secondo una rilettura positiva, rappresenterebbe anche il tentati- vo in età antica di affermare il diritto delle leggi contro la forza della famiglia e della stirpe (il ghénos ). Oggi invece nella nostra contemporaneità occidentale la situazio- ne si è completamente rovesciata: anche in virtù del proliferare delle fonti legisla- tive (di origine regionale, nazionale, euro- pea, internazionale), la sfera delle leggi si è assolutamente espansa, la legislazione ha pressoché pervaso tutti gli ambiti dell’e- sistenza dei singoli e delle società, il mon- do del diritto è saturo di leggi. Da un lato se ne può ricavare la necessità di reagire a questa sorta di «riduzione del diritto a sola legge positiva», rivendicando che «le leggi possono molto ma non tutto. Esse formano come una grandissima costruzione, ma non più solida di un castello di carte, in quanto il loro fondamento sia posto solo in se stesse, cioè in ultima analisi nel potere. Antigone ci ammonisce ancora: senza ius , la lex diventa debole e, al tempo, tirannica» (5). Dall’altro può emergere anche un altro tipo di conclu- sione. Guardando infatti al caso italiano in particolare, il gravame dell’eccesso norma- tivo sta finendo per paralizzare il Paese, so- prattutto in ambito amministrativo: poiché, nel guazzabuglio codicistico in cui si è caduti non si riesce più a tenere un concorso senza relativo ricorso e ogni amministratore sa che troverà sempre una norma che gli dia ragio- ne, così come un’altra norma che gli darà torto, con la conseguenza di preferire perciò un’inerzia prudenziale per salvaguardarsi da querele e richieste risarcitorie. E l’eccesso normativo non è certo indice di salute per uno Stato, come già notava, agli inizi del se- condo secolo d.C., lo scrittore latino Publio Cornelio Tacito: «corruptissima re publica, plurimae leges» (Annales, III, 27). Un educa- tore attento potrà osservarlo e farlo notare, pur senza con ciò mai disconoscere il valore e la conquista che lo stato di diritto con le Altre considerazioni a margine Una seconda considerazione. Il rappor- to fra ius e lex oggi riscontra anche un’al- tra evidenza. Secondo Gustavo Zagrebelsky, la tragedia sofoclea consiste appunto nella contrapposizione e nel reciproco disconosci- mento di ius e lex , impersonati rispettiva- mente da Antigone e dal re di Tebe, Creonte. Antigone - come si diceva - difende i diritti dello ius , che corrisponde ad un’idea radi- cata di giustizia e diritto naturale innato, potenzialmente conflittuale rispetto ad una determinata legge positiva; ma questo ius ri- manda, nel personaggio Antigone, anche al valore profondo dei legami vitali e familiari, alla comunanza di sangue, al culto dei morti e al senso dell’onore fondato sulla struttura gentilizia originaria della polis antica. Con il re Creonte, invece, reclama la propria legit- timità e avanza le proprie pretese rispetto ad altro genere di vincoli sociali e familiari la legge positiva, una legge che esige ubbidien- za uniforme e incondizionata, che travolge i legami personali e familiari, che ignora la contiguità del sangue (3). In età antica la legge contende fatico- samente il campo con legami familiari o di gruppo precedenti e forse a lungo prevalenti; e pertanto l’imposizione delle leggi positive della città da parte del re tebano può assu- mere un valore positivo di «modernizzazio- ne» (su cui, per l’appunto, alcuni interpreti hanno focalizzato una certa rivalutazione della figura «mitica» di Creonte: giacché egli non sarebbe appena un tiranno crudele, ma un re che ha il dovere di governare la città e non può accettare che le sue leggi venga- no infrante soprattutto da un appartenente alla sua stessa famiglia; se tollerasse que- sta violazione farebbe prevalere il legame di sangue, mentre la nuova città-stato si ca- ratterizza propria per il primato della polis sulla famiglia, del bene pubblico rispetto ai rapporti privati familistici o tribali) (4). (3) Cf. D. D el C orno , I narcisi di Colono. Drammaturgia del mito nella tragedia greca , Cortina Editore, Milano 1998, pp. 87-120. (4) Sono argomentazioni ben sviluppate da M. C artabia – L. V iolante , Giustizia e mito. Con Edipo, Antigone e Cre- onte , il Mulino, Bologna 2018. (5) Riprendo un intervento giornalistico di Zagrebelsky del 2003 per la citazione che ne fa A. P alini , Testimoni della coscienza. Da Socrate ai nostri giorni , AVE, Roma 2005, pp. 39-41.

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