Settembre-Ottobre 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2019 8 Tiranni, nel 401 è stata ripristinata la costi- tuzione democratica, ma la nuova democra- zia ateniese teme il ritorno degli oligarchi; in questa situazione Socrate è guardato con sospetto, sia perché egli ha avuto tra i suoi uditori anche alcuni oligarchi, sia perché il suo richiamo ad un esercizio critico ver- so ogni dimensione del pensare e del vivere civile viene interpretato come una poten- ziale minaccia per il nuovo potere politico; Socrate, sebbene accusato ingiustamente e in mala fede dal tribunale ateniese, pur di non sfuggire alla legge (quand’anche una legge che lo avrebbe condannato a morte in- giustamente), rifiuta la proposta, fattagli da un gruppo di amici-discepoli, di evadere ed essere portato in salvo. Inoltre, in una forma di accostamento suggestivo, si potrebbe avvicinare a que- sti due quadri anche il quadro degli Atti degli Apostoli ; ove Pietro assieme agli Apostoli replica al Sommo Sacerdote, che gli contesta la trasgressione di un ordi- ne per il fatto di aver predicato e com- piuto azioni nel nome di Gesù: «bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti, 5,29). Un compito educativo e una prima considerazione Antigone può rappresentare dunque, in sostanza, un modello di contrapposizione tra giustizia e legge, tra ius e lex , stando lei dalla parte della giustizia ( ius ) contro la legge ingiusta. E sull’onda di questa idea potrebbero situarsi suggestioni di altre voci, provenienti da contesti com- pletamente differenti, che evocano la di- mensione della cosiddetta «disobbedien- za civile»: come la voce di don Lorenzo Milani («Bisogna educare al senso della legalità, ma ancora prima al senso del- la giustizia»), o quella di Bertold Brecht («Quando l’ingiustizia diventa legge, la resi- stenza diventa un dovere»). Ma un educatore che abbia il senso della complessità e della problematicità critica ed avverta la respon- sabilità e il compito di aprire a questo stesso senso anche il cuore e la mente dei giova- ni non potrà non far percepire loro anche la portata del richiamo ciceroniano: «Servi le- rata nell’omonima tragedia sofoclea: in base ad un patto era stato stabilito che Eteocle e Polinice (figli di Edipo e fratelli di Antigone) regnassero sulla città di Tebe un anno cia- scuno, ma trascorso il proprio anno di regno Eteocle si rifiuta di cedere il trono al fratello; allora Polinice ripara esule ad Argo e, raccol- ta là un’armata straniera, muove guerra al fratello; i due fratelli si affrontano a duello, dandosi reciprocamente la morte ed il pote- re torna così nelle mani dello zio Creonte; quest’ultimo decreta che solo Eteocle abbia gli onori della sepoltura, mentre Polinice re- sti insepolto in quanto considerato traditore per aver attaccato la patria; la giovane Anti- gone per dare sepoltura al corpo del fratello Polinice morto nella guerra intestina di Tebe e pur sapendo che a causa di ciò sarebbe sta- ta messa a morte, trasgredisce consapevol- mente la legge voluta da Creonte, re della cittadina greca e zio di Antigone. Altrettanto noti sono la figura di Socrate e il racconto della sua condanna a morte, narrata nei primi dialoghi platonici: in Ate- ne, chiusa la parentesi oligarchica dei Trenta

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