Settembre-Ottobre 2018
29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2018 educazione non è fatta di precetti, ma di esercizi e di testimonianze; noi infatti co‐ minciamo ad istruirci cominciando a vivere (…); vivere è il mestiere che voglio inse‐ gnargli (…). Vivere non significa respirare, ma significa agire, significa far uso degli or‐ gani, dei sensi, delle facoltà, di tutte le parti di noi stessi che danno il senso, il sen‐ timento dell’esistenza». 5. Da cronos a kairos Le conseguenze di questo discorso sono ovvie. Ci vorrebbe una bella rasoiata occa‐ mista quando si sente parlare senza fastidio di «progettare e valutare per competenze». Ma come, se le competenze sono personali, adesso progettiamo la persona? La rifaccia‐ mo oggetto, non soggetto del suo processo di maturazione? Riproponiamo la competen‐ za come un exemplar rei‐ ficato e non come un visi‐ bile e vitale exemplum testimoniato nella sua di‐ namicità? Ovvio, allora che biso‐ gnerebbe invertire la logi‐ ca: serve progettare una formazione dei docenti e della scuola che metta al centro delle proprie com‐ petenze professionali (che sono sempre anche personali) la promozione, a sua volta, delle compe‐ tenze personali degli stu‐ denti (che sono sempre anche civili e professiona‐ li). Non servono docenti e una scuola che progettino a priori, astrattamente, chi una persona deve essere o le gerle di contenuti, valori, azioni che deve portare e attivare per soddisfare l’Invalsi o l’Ocse o il Miur. Serve il contrario: che ciascuna persona sia presa sul serio e considerata il centro da cui si dipanano e tornano tutti i percorsi forma‐ tivi relazionali che essa non può non instau‐ rare con la Cultura, i Valori, le Istituzioni, le Imprese, le Persone, gli Ambienti naturali e sociali che incontra e in cui cresce. E quindi docenti e una scuola in grado di par‐ tire dal concreto: a) dei problemi; b) dei compiti; c) dei desideri e d) dei progetti esistenziali di ciascuno per dimostrare che la Cultura, i Valori, le Istituzioni, le Impre‐ se, le Persone, gli Ambienti naturali e socia‐ li servono se, come e in quanto strumenti per risolvere con soddisfazione di ciascuno e di tutti i primi, eseguire bene i secondi, alimentare sensatamente i terzi, declinare con saggezza i quarti. I Greci avevano ben distinto cronos , il tempo cronologico astratto, quello della previsione a priori, che si può dividere e programmare matematicamente, da kairos , il tempo personale opportuno nel quale si vive la compiutezza dell’occasione imperdi‐ bile per realizzarsi. Il Vangelo fa addirittura di questa differenza il centro del suo an‐ nuncio di salvezza. «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”» (Mt 16, 2‐ 3). «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: viene la piog‐ gia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo ( secondo cronos, n.d.r. ), come mai questo tempo opportuno che viene ( kairos ) non sa‐ pete giudicarlo?» ( Lc 12, 54‐56). La svolta delle compe‐ tenze significa proprio questo: pensare a docenti e a una scuola centrati su kairos ed exem‐ pla di kairos , perciò, con bravura ammire‐ vole, a cogliere i tempi personali opportuni di ogni studente. Quei tempi una volta defi‐ niti «sacri», nei quali ciascun studente, a modo suo, sente che gli urge dentro qualco‐ sa di originale, da cui sembra addirittura di‐ pendere la salvezza per sé e per gli altri. Momenti talmente importanti senza i quali i ragazzi si sentono perduti, defraudati, de‐ motivati, incapaci di dare senso prospettico alle cose del mondo e alle vicende della lo‐ ro vita. E che sono, dunque, l’occasione mi‐ gliore per far partire percorsi di istruzione e
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