Settembre-Ottobre-2015
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015 S p i r i t u a l i t à dia, in realtà, è una chiave che può aprirci a una comprensione più profonda degli uo- mini e delle donne del nostro tempo, e di noi stessi. abbiamo bisogno di sentirci ama- ti, abbiamo bisogno di essere riconosciuti, accolti così come siamo. questi bisogni sono facilmente riconoscibili nell’animo di tanti ragazzi e giovani. talvolta si nascondono dietro parvenze di sicurezza o dietro com- portamenti aggressivi. la cultura della com- petizione e l’imperativo del dover riuscire in realtà bloccano, alimentano la vergogna delle proprie debolezze, una sorta di fuga da sé. C’è anche un’educazione che si trincera solo sull’orientamento ai valori, che talvol- ta alimenta senza accorgersi l’individuali- smo e l’ansia di dovercela fare da solo. I ragazzi di oggi più che deboli sono in diffi- coltà a riconciliarsi con le proprie debolez- ze. ma lo sono anche gli adulti. In realtà solo una tale riconciliazione permette di costruire davvero e alla lunga distanza. E la riconciliazione con se stessi sgorga sulla base di una relazione (o di relazioni) se- gnate dal sentirsi amati oltre i propri suc- cessi e fallimenti, dal sentirsi anche perdo- nati e nella possibilità di poter sbagliare, e di incontrare, dopo lo sbaglio, uno sguardo di consolazione e non di giudizio. Viviamo davvero di relazioni che hanno grande si- gnificato affettivo, che ci segnano nel be- ne e nel male. la domanda di misericordia si nasconde paradossalmente proprio nell’oblio della misericordia o nel disagio che si prova su questo tema nel nostro tempo. papa fran- cesco cita il suo predecessore san giovanni paolo II, il quale nell’enciclica Dives in mi- sericordia notava: «la mentalità contempo- ranea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al dio di misericor- dia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stes- sa della misericordia. la parola e il concet- to di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr gen 1,28). tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmen- te, sembra che non lasci spazio alla miseri- cordia… Ed è per questo che, nell’odierna situazione della Chiesa e del mondo, molti uomini e molti ambienti guidati da un vivo senso di fede si rivolgono, direi, quasi spon- taneamente alla misericordia di dio » (mV 11). Per introdurre la novità nelle relazioni È negli ambiti relazionali, ai diversi livel- li, che si nasconde la domanda di misericor- dia. Ed è solo la misericordia che introduce novità nella relazione. Soprattutto laddove le relazioni si complicano, diventano con- flittuali chiudendosi nella spirale della ri- picca, della vendetta, della contrapposizio- ne del male col male. Solo un gesto, umile e coraggioso allo stesso tempo, di amore a perdere, di misericordia e di perdono, ha il potere di rompere la spirale. Ciò è richiesto in grandi occasioni, ma anche e prima di tutto nelle piccole esperienze quotidiane, nei contesti educativi e non, nei contesti ecclesiali e laici, dove, talvolta impercetti- bilmente o subdolamente, si insinua l’odio e la violenza. ascoltiamo ancora francesco: «È triste dover vedere come l’esperienza del perdo- no nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire. Senza la testimo- nianza del perdono, tuttavia, rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vi- vesse in un deserto desolato. È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tem- po del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guar- dare al futuro con speranza» (mV 10). Salvatore Currò
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