Settembre-Ottobre-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015 42 più rappresentativi, quelli che più significa- tivamente vengono proposti come risposta alle aspettative personali nei confronti del lavoro, tendono ad emergere motivazioni di tipo pragmatico (economico) o di gratifica- zione personale (individualistico). Sembra smarrirsi il senso della funzione sociale del lavoro, del contributo che esso può portare alla costruzione della città degli uomini, alla realizzazione di un bene comune che vada oltre i ristretti orizzonti della soggettiva gra- tificazione dei singoli. anche alcune ricerche, recentemente condotte, confermano questa duplice tendenza. Il paradosso pedagogico è rappresentato dal fatto che l’effetto combi- nato di queste due linee di tendenza rende difficilissimo educare le persone al valore del lavoro, pensato innanzitutto come luogo di espressione della persona, di ciò che essa può «dare» in forza di quello che è (contro la ten- denza funzionalista), ma anche come luogo di costruzione di un bene che va oltre i sog- gettivi desideri dei singoli, spesso limitati a orizzonti di tipo materiale o gratificazioni di tipo emotivo. Si tratterebbe quindi, proprio in questo tempo di crisi e difficoltà, di inver- tire il trend di quella paideia professionale, puntando sul valore umanizzante del lavoro, nei termini proposti dalla Laborem exercens , per cui l’uomo mediante il lavoro, oltre a procurarsi il pane quotidiano, è chiamato a «contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all’in- cessante elevazione culturale e morale della società, in cui vive in comunità con i propri fratelli». Sul piano delle strategie educative e for- mative molto si potrebbe dire sulla necessità di contrastare la tendenza funzionalista che si manifesta nella formazione accademica, ma che in qualche modo si pone in con- tinuità con una vi- sione utilitaristica dello studio che non di rado già matura sui banchi delle scuole medie e supe- riori. oltre a questo ci sembra impor- tante predisporre contesti formativi miranti a valorizzare in modo precoce il valore educativo e formativo del lavoro, fin dagli anni del- l’età evolutiva. Sa- rebbe importante elaborare strategie articolate di «esplorazione professionale», in cui i ragazzi potessero avere modo di speri- mentare se stessi in diversi contesti profes- sionali, mettere alla prova – in tali contesti – sia alcune delle competenze apprese nel mondo della scuola, ma soprattutto la loro sensibilità, capacità di inserirsi in tali conte- sti e di operare in essi con profitto e – perché no – con gusto e con gioia. Certamente non sarà possibile far sperimentare tutte le situa- zioni lavorative che ciascuno potrebbe incon- trare nella sua vita, ma è necessario non limitarsi ad una conoscenza del lavoro intesa come una sorta di realtà virtuale, a cui avvi- cinarsi magari attraverso test psicoattitudi- nali, che dovrebbero essere «predittivi» delle modalità con cui ciascuno potrebbe inserirsi nei diversi contesti. fare i conti con la realtà e poi attivare, su tali esperienze, un dinami- smo di tipo riflessivo, guidato anche dagli in- segnanti con l’aiuto di eventuali figure professionali esperte di orientamento sembra una linea pedagogica decisamente più pro- mettente.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=