Settembre-Ottobre-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015 36 tra i marosi della vita saremo noi. Saranno invece loro stessi. noi non ci saremo più. Saranno loro stessi a farlo, utilizzando quel- le capacità o risorse personali che noi li avremo aiutati a sviluppare. per la genera- zione dell’incertezza occorre pertanto adottare una pedagogia che abbia come metodo la fIdUCIa nell’educando. In quel futuro che oggi nessuno è in gra- do di prevedere, noi che siamo i docenti di oggi non saremo presenti. Chiamati ad agi- re per far fronte ai problemi di quel presen- te non saremo noi docenti di oggi, bensì quelli che oggi sono i nostri allievi. Un importante elemento positivo è che gli esseri umani sono costruiti per sopravvi- vere: i nostri allievi sono i discendenti dEI SopRaVVISSUtI alla selezione naturale di milioni di anni. Come ho già accennato, io sposo quel- l’orientamento che vede il ruolo del docen- te come quello di un «facilitatore di ap- prendimento», di un apprendimento in cui protagonista è chi apprende ( learner ), non chi insegna ( teacher ). questo orientamento è ormai largamente condiviso e trae molto dai contributi che all’intero sistema educa- tivo sono stati recati da quella gloriosa esperienza che andava sotto il nome di «educazione degli adulti» e che ha generato l’attuale categoria generalissima che viene indicata con l’intraducibile termine (ingle- se, ma oramai mondiale) di « lifelong lear- ning » e che oramai si è ampliato a com- prendere anche il concetto di « lifewide le- arning » cioè apprendimento che attinge a quella vastissima realtà che è la vita, a pa- ragone della quale, come ho accennato, la scuola appare come un pICColo laboratorio educativo. naturalmente occorre subito sgombrare il campo da obiezioni che ci farebbero sol- tanto perdere tempo. non solo la scuola non è superflua, ma è assolutamente neces- saria, se non altro per conferire organicità ad apprendimenti casuali o disorganici. ov- viamente i ContEnUtI sono necessari: non vi è alcun dubbio che un medico debba co- noscere ottimamente l’anatomia, la fisiolo- gia, etc. e debba pertanto dedicare molto tempo e fatica per apprenderle. E lo stesso dicasi per un ingegnere e per qualsiasi altra attività lavorativa. ma ciò contro cui occor- re reagire con la massima energia è il porsi la (stupida) domanda se, con riferimento al- la professione insegnante, sia più importan- te che conosca bene la materia in senso stretto oppure che sia più incoraggiante nel favorire lo sviluppo autonomo e la crescita dei suoi allievi. a mio avviso tale domanda o alternativa è pretestuosa: mi sembra evi- dente che amBEdUE gli elementi sono indi- spensabili. forse non resta che adottare quella che è sicuramente una concezione alta (altISSI- ma) della funzione docente. Come è ben no- to, autorevolissime scuole di pensiero teolo- gico vedono la creazione del mondo non co- me qualcosa che si è compiuto o concluso in un passato ormai remoto, bensì in una per- manente opera di creazione da parte di dio, opera che è in corso ancora nell’oggi. nel Suo disegno imperscrutabile dio attribuisce all’una o all’altra persona che viene al mon- do caratteristiche e talenti diversi. mi piace ritenere che compito dell’insegnante sia fondamentalmente quello di favorire lo svi- luppo e la crescita delle potenzialità insite in ciascun allievo per farle «fiorire» al me- glio. mi si perdoni l’estrema sintesi che cer- tamente rende le mie parole inadeguate ad esprimere concetti tanto alti. ma la realtà impone delle azioni concre- te, delle scelte educative e allora provo a dare qualche suggerimento, cioè a mettere me stessa nel ruolo di «facilitatore di ap- prendimento» o di «consulente tecnico» nei confronti degli insegnanti, per additare loro delle strade che essi potrebbero oggi per- correre per coltivare (far fiorire al meglio) sé stessi e la loro professionalità docente. Intenzionalmente mi asterrò dal suggerire misure che abbiano un alto costo economico oppure dipendano da decisioni (ancora da venire) di soggetti diversi da noi (quali par- lamenti, governi e simili). Vi raccomando, invece, di essere pragmatici e di guardarvi attorno per utilizzare, nell’interesse di una vostra personale crescita, le risorse che già oggi la realtà offre e di cui darò qualche esempio. In altri termini i docenti di oggi, per aiutare concretamente i loro allievi, fanno cosa utilissima se si dedicano a colti- vare se stessi.

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