Settembre-Ottobre-2015

35 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015 la franchezza è certamente preferibile ad una autoreferenziale menzogna. forse la sola previsione che possiamo fa- re con sicurezza è che ciascuno dovrà gua- dagnarsi il pane col proprio lavoro. San Be- nedetto aggiungerebbe «come i nostri padri e gli apostoli». non si sottraggono neppure i figli dei Re o di persone ricchissime o po- tentissime. Ciò vale, naturalmente, sia per gli uomini che per le donne. la concezione del matrimonio come «sistemazione» per le donne è anacronistica già oggi. pertanto occorre prepararsi ad un futuro che non conosciamo. occorre prepararsi tenendo presente che da un lato è ben vero che uno studioso di letteratura sanscrita eccezionalmente bravo ha buone probabilità di trovare lavoro, d’al- tro canto è prudente che il giovane si orien- ti verso professioni che non subiscano confi- ni geografici o linguistici (quali sarebbero, invece, una laurea in legge o in lettere). Ciascuno dovrà CERCaRSI un lavoro. Il che non è un evento inaspettato che ci ca- pita addosso, inatteso, alla fine degli studi. pertanto anche alla RICERCa di un lavoro occorre prepararsi, attREzzandoSI oppor- tunamente ed ESERCItandoSI a farlo. Risul- ta che è un’esperienza pesante sentirsi va- lutare da un datore di lavoro nei confronti del quale non abbiamo ancora alcun diritto. Spesso il giovane CERCa un lavoro quan- do arriva a quella che lui considera la Con- ClUSIonE degli studi (laurea o diploma) op- pure quando ne ha BISogno. È ovvio che è meglio fare tale esercizio «con la rete di si- curezza» cioè quando ancora il giovane (se è fortunato) può contare sul sostegno della propria famiglia, quando cioè un rifiuto di assunzione oppure un licenziamento non so- no troppo penosi. pragmaticamente: quella che oggi viene indicata come «alternanza scuola-lavoro» va considerata una misura che deve neces- sariamente far parte del processo EdUCatI- Vo di qualsiasi individuo. È appena il caso di richiamare che, di tanto il «lavoro mino- rile» è disumano e nocivo allo sviluppo dell’individuo, altrettanto è giovevole pro- curare al giovane (sin dall’infanzia) l’ESpE- RIEnza di che cosa vuol dire «avere un vero e proprio lavoro». oramai è banale dire che l’educazione del giovane deve necessariamente comprendere una BUona conoscenza opERatIVa della lin- gua inglese e dell’informatica. I vostri allievi sono certamente più bravi di voi e di me nel trarre apprendimenti dal computer: dobbia- mo diventare bravi almeno quanto loro. Come constatazione, mi sembra che oggi i giovani provvedano spontaneamente a procurarsi almeno un’alfabetizzazione in- formatica. per quanto riguarda la lingua inglese, oc- corre tenere presente che ciò che occorre è una conoscenza che sia BUona e che sia opERatIVa. l’espressione «inglese scolasti- co» è una bocciatura non solo alla scuola, ma anche all’individuo: io non riesco a ca- pacitarmi (mi domando) come ci siano oggi tanti giovani che non conoscono l’inglese, ora che l’Europa comunitaria ci consente di andare a lavorare (magari per un anno o due) in gran Bretagna o nella Repubblica di Irlanda. non possiamo nasconderci che l’attuale situazione economica del mondo dà luogo a spaventose percentuali di disoccupazione: in alcune aree del pianeta la disoccupazio- ne giovanile raggiunge percentuali senza precedenti. non sono certo gli educatori da soli a potervi porre rimedio, ma certamente è compito degli educatori individuare ed at- tuare possibili contributi mirati, se non al- tro, a fornire al giovane una «consulenza tecnica» per far sì che egli apprenda a «gal- leggiare tra i marosi della vita». In quello che è stato chiamato da anna lorenzetto un ecosistema di educazione permanente il do- cente si trova a ricoprire un ruolo di «facili- tatore di apprendimento», un ruolo di «con- sulenze tecnico». tutti gli esseri umani na- scono titolari di quel diritto umano fonda- mentale che è il diritto all’educazione e, come minimo, il giovane deve ricevere una «consulenza tecnica» che gli consenta di imparare a nuotare pRIma di morire annega- to. In termini educativi: il giovane non può certo ripercorrere nella propria vita indivi- duale tutto il cammino che nei millenni ha portato l’umanità al livello di conoscenze posseduto oggi. dobbiamo resistere alla tentazione di ri- tenere che a far galleggiare i nostri giovani

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