Settembre-Ottobre-2015

3.1 – Un nuovo umanesimo l’Umanesimo ha dato luogo a una straor- dinaria esperienza. tuttavia la modernità as- sume che la dignità dell’uomo non dipenda più dalla sua posizione nell’ordine del crea- to ma dal suo agire nel tempo, dalla capaci- tà di superarsi continuamente. Il proprium che lo caratterizza è il libero arbitrio, la contingenza, l’apertura a tutte le possibilità di autodeterminarsi e di poter fare sempre altrimenti. la parabola della modernità sve- la la propria intrinseca paradossalità abolen- do la distinzione tra umano e non umano su cui non si consente di proporre un giudizio morale dichiarandone la giustezza o l’erro- neità. Rispetto a questa esigenza, tutte le posizioni postmoderne risultano deboli nella misura in cui si rassegnano alla paradossali- tà, cioè alla fine dell’umano. In questo con- testo, la tecnologia non è una istanza poten- zialmente distruttiva ma, anzi, diviene l’inevitabile alterità con la quale costruire la propria identità. questo orizzonte antro- pologico va sotto il nome di post-umanesimo e le sue teorie possono travisare totalmente l’immagine della persona umana. Un riferimento antropologico fondamen- tale della ricerca economica neoclassica che è tornata ad essere dominante negli ul- timi 40 anni, almeno fino allo scoppio della crisi finanziaria internazionale è quello dell’ homo oeconomicus e del suo modello di razionalità. all’inizio del XIX secolo, John Stuart mill definiva con questo termine l’agire del soggetto economico contrappo- sto a quello dell’essere umano inserito in un determinato contesto socio-economico. Il comportamento dell’ homo oeconomicus mi- ma quello dello Universal Bogey , l’orco uni- versale descritto da nassau Senior, negli stessi anni di mill, che segue, assolutizzan- dolo, il principio dell’utile economico indi- viduale. Senior disprezza il Bogey con la preoccupata consapevolezza del pericolo di contagio che il suo esempio rappresentava per tutta l’umanità. In effetti, questa con- cezione etico sociale, che si sarebbe estesa nel tempo, caratterizza realmente e in mo- do crescente le nostre società. Il Bogey or- mai non è più oggetto di ironia, di scherno e soprattutto di disprezzo, anche perché, ne- gli ultimi due secoli, i suoi valori hanno im- pregnato progressivamente il modo di pen- sare e di agire di un numero crescente di in- dividui, soprattutto nelle società occidenta- li secolarizzate. tuttavia, se si vuole inverti- re questa tendenza, ha poco senso esecrar- lo: l’individuo va piuttosto aiutato a riflet- tere sugli esiti antisociali di una razionalità economica egoistica e illimitata, e soprat- tutto convinto ad abbandonare il suo mo- dello antropologico attraverso l’esempio di scelte altruiste. In questo contesto si chiede a un nuovo umanesimo di restituire all’uomo dimensio- ni vissute nella tradizione ora sacrificate al- la fragilità del pensiero debole. già nel mondo classico emergono semi di un uma- nesimo che vede l’uomo in quanto uomo, ma esso è asimmetrico ed effimero. Infatti privilegia, da una parte, alcune delle età dell’uomo, dall’altra, è legato all’esserci piuttosto che all’essere. Un uomo che esiste ma non è, che rifiuta di cercare giustifica- zioni trascendenti a problemi quali il senso della vita e della morte. Egli esiste per caso in un mondo orizzontale segnato dal destino e dall’eterogenesi dei fini, che lo vedono vi- vere e morire senza perseguire un fine che non sia soggettivo, anche se condiviso da una segmento della società. quest’uomo, che non accetta una teleologia dell’esisten- za, non dovrebbe lamentare, e forse nem- meno avvertire, la mancanza di senso della propria vita. per questo non è certo che vi sia intersezione tra l’insieme di coloro che, ritenendo di vivere una vita piena di senso, sono propensi a proporla all’insieme di colo- ro che vivono diversamente. Un riferimento importante per la rifles- sione sulle opportunità e sulle difficoltà di un ritorno all’umanesimo cristiano è dato dalla Caritas in Veritate , che raccoglie una sintesi del tema da parte della dottrina so- ciale della Chiesa. l’enciclica affronta tre questioni: una principale, l’uomo, e due su- bordinate, l’ambiente e la tecnica. È chia- ro, nel testo, che la preoccupazione domi- nante del papa è quella antropologica, ma- trice della questione sociale mondiale dello sviluppo, ma anche di quella ambientale e di quella tecnica dove la libertà di azione non si coniuga, sovente, alla responsabilità. 31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015

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