Settembre-Ottobre-2015
no spesso privati anche della scelta tra pro- getti famigliari e di lavoro, tra formazione, lavoro e tempo libero. In sintesi, i giovani delle diverse aree planetarie si confrontano con situazioni completamente diverse asso- ciate ai gradi di sviluppo indotti dalla divi- sione internazionale del lavoro, ovvero chi fa e cosa fa. questa realtà della disegua- glianza chiama in causa le istituzioni inter- nazionali, oltre che i singoli paesi avanzati, e dovrebbe essere corretta sostanzialmente attraverso una disponibilità al dialogo e a uno sforzo comuni attraverso riforme istitu- zionali di respiro mondiale legate, però, a un’antropologia diversa da quella che finora l’ha lasciata irrisolta. altrimenti, l’istruzio- ne e la formazione (scuola, ricerca dell’ec- cellenza), la governance d’impresa e del settore finanziario, la riforma della pubbli- ca amministrazione non potranno raggiun- gere, soprattutto nei pvs, l’obiettivo di ri- durre l’incertezza e le paure dei giovani. 2. La divisione internazionale del lavoro e la regionalizzazione planetaria l’attuale divisione internazionale del la- voro nel mondo globalizzato dà luogo a squilibri tra domanda e offerta di lavoro e al mismatch tra capacità di lavoro offerte e domandate che si sviluppano in modo diver- so a seconda dell’ambiente e della tecnolo- gia dei paesi. questo situazione viene ag- gravata dal « brain drain » dei paesi poveri e dal « brain gain » dei paesi ricchi. di fatto, l’internazionalizzazione delle economie, che è cresciuta molto nel secondo dopo- guerra, ha dato luogo non solo a consistenti benefici statici e dinamici della specializza- zione produttiva, di cui si parla molto nella manualistica dell’economia internazionale, ma anche a svantaggi speculari, come la di- pendenza produttiva e tecnologica, il capi- tal reversal (sperimentato dalle tigri asiati- che negli anni novanta), la disidentificazio- ne culturale già menzionata e, sovente, la dipendenza politica, di cui invece si parla, a torto, molto poco. mentre i vantaggi dell’in- ternazionalizzazione degli scambi prevalgo- no nei periodi di distensione internazionale, gli svantaggi espongono i paesi dipendenti soprattutto nei periodi di tensione. Il mondo è cambiato soprattutto negli ul- timi venti anni di globalizzazione dei mer- cati, favorita dalla internazionalizzazione degli scambi e dalla tecnologia, dando luo- go a una forte riduzione dell’efficacia delle politiche interne dei singoli paesi. In primis va segnalato che i paesi che si sono indu- strializzati negli ultimi due secoli, seguendo metodi e modi, che si tende a rimuovere dalla memoria, per la sofferenza provocata alle popolazioni in quei secoli, hanno pre- cluso, attraverso l’azione delle istituzioni internazionali, ai pvs la possibilità di per- correre la stessa strada per raggiungere gli stessi obbiettivi, in nome dei vincoli am- bientali e degli standard produttivi. questi divieti valgono meno nei confronti dei BRICS per il potere contrattuale da questi acquisi- to nella loro crescita veloce. dall’inizio del secondo dopoguerra si distinte le manovre di politica politically correct da quelle che non lo sono più. questo vuol dire che ci so- no politiche come quelle commerciali tradi- zionali, e in parte quelle industriali, che non possono essere più usate in nome di un «libero scambio» che, peraltro consente la proliferazione di imprese multinazionali e l’adozione di misure protezionistiche più so- fisticate di quelle tradizionali (standard produttivi e ambientali, certificazioni di origine, percentuali interne di valore ag- giunto) ovviamente a favore dei paesi ricchi che le propongono. le crisi petrolifere degli anni Settanta e il rialzo dei tassi d’interesse internazionali che hanno accompagnato la rivalutazione del dollaro, negli anni ottanta hanno dato luogo al problema drammatico del debito internazionale dei pvs. di conse- guenza questi paesi hanno dovuto adottare, al contrario dei BRICS, modelli di sviluppo di tipo export-led , che non consentono di acquisire un’autonomia produttiva nemme- no nei settori considerati strategici. Ciò perpetua la loro condizione di dipendenza. non hanno potuto, invece, seguire modelli di sviluppo di tipo import-substitution , che li avrebbero affrancati, anche se gradual- mente, da questa dipendenza. queste scel- te obbligate si riflettono ovviamente sulla divisione internazionale del lavoro che pre- vede la prevalenza di lavoro qualificato nei paesi avanzati e di quello non qualificato 29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=