Settembre-Ottobre-2015

R ingrazio il SIESC e l’UCIIm per avermi invitato a questa tavola Rotonda e colgo questa opportunità per portarvi i saluti dell’aIdU, l’associazione dei docenti Universitari Italiani, che ho l’onore di pre- siedere, insieme a quelli personali di lucia- no Corradini cui sarebbe piaciuto essere con noi oggi. dividerò il tema che mi è stato assegnato in tre parti: 1. le incertezze e i diritti dei giovani nel mondo globalizzato; 2. Il cam- biamento nella divisione internazionale del lavoro, che ha contrapposto la regionalizza- zione planetaria alla globalizzazione 3. I progetti per affrontare le incertezze e le paure dei giovani: un nuovo umanesimo e la scuola per una società nuova. Una recente conclusione dell’onU è stata che i progetti in via di attuazione hanno poche probabilità di successo. 1. Le incertezze sulle opportunità di lavoro e i diritti dei giovani nel mondo globalizzato la popolazione mondiale ha raggiunto i 7,3 miliardi di persone. alla fine del XIX se- colo era pari a 1 miliardo, era di circa 2,5 miliardi nel 1950, di quasi 6 miliardi nel 2000 e ora veleggia verso i 9 miliardi del 2050. attualmente, il 19% abita i paesi ric- chi dell’oCSE, il 30% si trova nei paesi emergenti: Brasile, Russia, India, Cina, Sud africa (BRICS), il 41% nei paesi in via di svi- luppo (pvs). Il 60% della popolazione è in asia. In 40 anni, gli indiani cresceranno da 1 a 2 miliardi. gli attuali 700 milioni che abi- tano l’africa sub-sahariana raddoppieranno in 30 anni. la popolazione mondiale mostra forti di- seguaglianze economiche. Il 33% guadagna il 66% del reddito e l’8% possiede l’82% della ricchezza mondiale. tuttavia il fatto più in- quietante è che negli ultimi 20 anni (quelli della globalizzazione dei mercati) il trend della diseguaglianza è cresciuto. per que- sto, accanto ai paesi ricchi di nord e di ovest (il «primo mondo» costituito dai paesi democratici, capitalisti, industrializzati ed economicamente avanzati), un blocco di paesi sostanzialmente allineati agli Stati Uniti, e al «secondo mondo» dei paesi dell’Europa orientale, meno democratici, industrializzati, ma economicamente meno avanzati, si affiancano un «terzo mondo», quello dei paesi emergenti, ancora meno democratici e un «quarto mondo» abitato da popolazioni tribali indigene popolato dai poveri dell’africa, dell’america latina e dell’asia. la pressione sulle risorse naturali del pia- neta sta diventando velocemente drammati- ca annunciando l’insostenibilità ambientale derivante dalla crescente omologazione dei modelli di consumo nei paesi emergenti a quelli del primo e del secondo mondo. Infat- ti, la crescita economica della Cina ha di- mezzato la povertà mondiale. di qui, l’at- tualità dell’Enciclica verde di papa Bergoglio «laudato sii». ma la povertà, e soprattutto l’indifferenza dei paesi ricchi che la circon- da, sono il terreno di coltura delle grandi questioni che i giovani si trovano ad affron- tare, e ci mostra chiaramente che la con- traddizione tra crescita e sostenibilità dello sviluppo può essere evitata solo da una redi- stribuzione del reddito e della ricchezza. la popolazione mondiale tra 0 e 25 anni costituisce il 48% di quella totale. I giovani (10-24 anni), che sono oggi 1,8 miliardi (mai così tanti nella storia), sono invece pari a un terzo della popolazione mondiale. Il 90% di questi giovani vive nei pvs e affronta for- ti ostacoli per affermare i diritti all’istru- zione, al lavoro, alla salute, alla sicurezza. 515 milioni di loro vivono con meno di 2 27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2015 Gian Cesare Romagnoli, Università Roma Tre - Presidente Nazionale dell’AIDU gIoVanI E laVoRo nEl mondo tRa pRogEttI E InCERtEzzE

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