Settembre-Ottobre-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2014 24 si sostituisce ad un principio di costrizione un fare che è saper fare, che non «è soltan- to sapere, riduttivamente inteso come rudis indigestaque moles (ossia conservare cono- scenze nella mente, attraverso modalità e fasi meramente addizionali, e perciò memo- rizzare, ricordare e via di seguito); non è neppure però soltanto mera abilità operati- va, o attività fisica o addirittura motoria. Esso è sapere complesso che abbraccia i due saperi su indicati ma che comprende anche quelle capacità procedurali della mente che rientrano nella categoria del fa- re» (margiotta, 1997, p. 45). 5. II ruolo del docente nella pratica laboratoriale si è detto che i problemi o i progetti o i compiti che una didattica laboratoriale af- fronta hanno la caratteristica di essere le- gati alla vita reale e, come tali, di essi non si conosce a priori la risposta compiù- ta: la loro caratteristica è proprio quella di coinvolgere studenti e docenti in un co- mune percorso di ricerca. studenti e do- centi in una relazione simmetrica, dun- que? no, il docente resta docente, e la re- lazione didattica resta asimmetrica. Il do- cente è l’esperto, chi ha maggiori compe- tenze; e, in questa sua veste, ha il dovere di essere modello ed esempio, per l’allie- vo, di nitidezza e armonia nel percorso ri- solutivo dei problemi, nella risoluzione dei progetti o nello svolgimento dei compiti. anche il docente, però, cammina sul filo del problema da risolvere o del progetto da realizzare o del compito da eseguire senza «rete di protezione». Parte- cipa, in modo diverso, ma parteci- pa, con i suoi allievi, a una comuni- tà di apprendimento di cui non è affatto spettatore esterno. Il tiroci- nio formativo che riserva all’allievo è molto di più, anche per lui, di un esercizio ripetitivo: è ogni volta la dimostrazione della sua creatività personale e della competenza pro- fessionale. Come si pone, dunque, il docente all’interno della didattica laborato- riale? nei confronti degli alunni, il docente ha ruolo di accompagnamento, di tutorato e di consulenza. È di volta in volta: propositore-organizzatore; facilitatore della interazione fra i diversi soggetti; negoziato- re; garante del processo e del compito; ri- sorsa. Riprendendo le categorie di Bruner (1997, p. 132), l’insegnante, nel laboratorio collabora, come membro di una comunità interpretante, e come soggetto «esperto» in grado di fornire consulenza in funzione del- la costruzione della conoscenza. Con l’eser- cizio dell’autorevolezza il docente favori- sce, mediante una continua negoziazione, la crescita individuale e lo sviluppo di tutte le potenzialità dell’allievo, sostenendolo nelle difficoltà, indirizzandolo verso nuovi orizzonti, sollecitando la sua curiosità e il suo interesse. 6. Il laboratorio come «comunità di apprendimento» le proposte educative e didattiche dei giorni nostri riservano, tra gli altri aspetti, una notevole importanza al contesto nel quale si svolgono i processi di apprendimen- to. molte ricerche pongono al centro della riflessione pedagogica e dell’azione didatti- ca la comunità educativa, intesa come l’in- sieme dei soggetti che partecipano alla vita collettiva in un contesto formativo. Il siste- ma educativo di istruzione e formazione co- stituisce una grande esperienza sociale di «comunità di apprendimento»; non la iden- tifica con l’associazione formale, ossia con la classe o la scuola come istituzione ammi- nistrativa, e neppure con l’insieme di alunni che vivono accanto gli uni agli altri in uno Partecipanti alla presentazione del progetto legalità

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