Settembre-Ottobre-2014
19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2014 dimento anche a distanza, per esempio nel- le attività d’apprendimento casalinghe. ma più semplicemente è possibile già ora met- tere in atto interventi didattici che, senza sacrificare la socializzazione, sono volti a far emergere le potenzialità degli allievi proprio grazie all’uso del personal computer o di altri strumenti analoghi. non siamo di fronte a una rivoluzione pe- dagogica indotta dalle opportunità offerte dalla tecnologia. siamo semplicemente di fronte a una nuova stagione di un collauda- to armamentario didattico che vanta circa un secolo di storia e tutti conosciamo con il termine di individualizzazione. se limitiamo il nostro discorso all’apprendimento non v’è dubbio che l’antefatto della personalizza- zione va trovato nelle prassi individualiz- zanti celebrate da tutti i principali espo- nenti della pedagogia attivistica. l’individualizzazione descritta da autori del primo ‘900 come Edouard Claparède o Helen Parkhurst costituisce, storicamente parlando, l’antefatto storico dei processi di apprendimento basati sulla personalizzazio- ne. naturalmente in un secolo molte cono- scenze, soprattutto in campo psicologico, sono cambiate così come si sono notevol- mente perfezionate le tecnologie dell’ap- prendimento, ma alcuni princìpi base resta- no ancora attuali: la scomposizione della classe in alcuni momenti della giornata sco- lastica, la didattica per gruppi di livello, di interesse, di recupero, l’impiego della pra- tica del problem solving e altri usi didattici analoghi a tutti ben noti. naturalmente cambiano gli strumenti – oggi ben più sofisticati di ieri, i computer al posto delle schede auto correttive, la prati- ca del cooperative learning al posto del la- voro di gruppo – ma la sostanza non muta. l’apprendimento è più efficace quando è mirato a superare specifiche difficoltà op- pure a esaltare capacità e particolari eccellenze. Una seconda linea di tendenza del- la personalizzazione si svolge nel sen- so del superamento di quel fenomeno che i sociologi dell’educazione defini- scono lo «scuolacentrismo». secondo questa lettura della personalizzazione bisognerebbe ripensare ruolo e funzio- ne dell’istituzione scolastica che non svolgerebbe più quel ruolo strategico di trasmissione culturale e di introdu- zione al lavoro che le era proprio un tempo. si tratterebbe, in sostanza, di im- maginare un sistema formativo «poli- centrico» nel quale si dovrebbero realizzare intrecci virtuosi tra scuola, l’istruzione do- mestica, luoghi del lavoro e la formazione professionale, il sistema dei saperi informa- li, ecc. nel quale ciascun allievo potrebbe praticare, a determinate condizioni, la pro- pria strada, in ogni caso riservando alla scuola la certificazione delle conoscenze e competenze acquisite. si tratta di ipotesi su cui è molto acceso il dibattito in sede internazionale e di cui poco si parla in quei Paesi come, ad esem- pio, l’Italia e la francia, a tradizione forte- mente statalista e pubblica del servizio sco- lastico e che sono particolarmente sensibili ai rischi della frantumazione o addirittura del dissolvimento del sistema pubblica d’istruzione. Queste due tesi sono, in un certo senso, l’una contrapposta all’altra. nel primo caso – quello della individualizzazione – si punta sulla capacità personalizzante della scuola, nel secondo su una riforma che riduce in modo significativo il ruolo sociale della scuola, integrandolo tuttavia con apporti realizzati da ambienti diversi. ma c’è una terza e, a mio giudizio, giu- stificazione pedagogica della personalizza- zione educativa che si fonda sul riconosci- la dirigente dell’IC «Radice-Pappalardo» maria Rosa Barone e la Presidente nazionale Rosalba Candela
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