Settembre-Ottobre-2013
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2013 6 cupi il reale inserimento del Vangelo » nei bi- sogni della gente (n. 95). Questa « è una tre- menda corruzione con apparenza di bene… Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali! » (n. 97). Lancia un appello alle comunità ecclesiali a non cadere nelle invidie e nelle gelosie: « al- l’interno del Popolo di Dio e nelle diverse co- munità, quante guerre! » (n. 98). « Chi voglia- mo evangelizzare con questi comportamenti?» (n. 100). Sottolinea la necessità di far cresce- re la responsabilità dei laici, tenuti « al margi- ne delle decisioni » da « un eccessivo clericali- smo » (n. 102). E altrettanto afferma che « c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chie- sa », in particolare « nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti » (n. 103). « Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne… non si possono superficialmente eludere » (n. 104). Così, i giovani devono ave- re « un maggiore protagonismo » (n. 106). Evangelizzatori con e nello Spirito Accenno agli altri tre capitoli: il capitolo terzo tratta della Chiesa intesa come la tota- lità del Popolo di Dio che evangelizza. E in particolare si sofferma sull’omelia e la sua preparazione perché « molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie » (n. 135). Ma poi, nel capitolo quarto riprende i grandi temi a lui cari: l’inclusione sociale dei poveri (e in genere la promozione umana); la pace e il dialogo sociale (ma anche i problemi del- l’ecumenismo, del dialogo interreligioso, il dialogo con i non credenti, i rapporti con l’islamismo e la libertà religiosa); per ripren- dere in conclusione le motivazioni spirituali per l’impegno missionario. Vorrei soffermarmi ancora un poco sul ca- pitolo quinto (« Evangelizzatori con Spirito »). Esso presenta infatti l’evangelizzazione come opera di una Chiesa e di cristiani che sono vo- ce profetica, perché « si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo » che « infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia («parresia»), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente » (n. 259); « evangelizzatori che pregano e lavora- no » (n. 262), nella consapevolezza che « la missione è una passione per Gesù ma, al tem- po stesso, è una passione per il suo popolo » (n. 268): « Gesù vuole che tocchiamo la mise- ria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri » (n. 270). « Nel nostro rapporto col mondo – precisa – siamo invitati a dare ragio- ne della nostra speranza, ma non come nemi- ci che puntano il dito e condannano » (n. 271). « Può essere missionario – aggiunge – solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossi- mo, chi desidera la felicità degli altri » (n. 272): « se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giu- stificare il dono della mia vita » (n. 274). Il Papa invita a non scoraggiarsi di fronte ai fal- limenti o agli scarsi risultati perché la « fecon- dità molte volte è invisibile, inafferrabile, non può essere contabilizzata »; dobbiamo sa- pere « soltanto che il dono di noi stessi è ne- cessario » (n. 279). L’Esortazione si conclude con una preghie- ra a Maria «Madre dell’Evangelizzazione». « Vi è uno stile mariano nell’attività evangelizza- trice della Chiesa. Perché ogni volta che guar- diamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto » (n. 288). …e per noi? Comprenderete perché mi sono soffermato su questi punti: perché mi sembra che ci pos- sano interessare più da vicino, come Uciim, come insegnanti di ispirazione cristiana, per- ché ci interpellano come singoli e come asso- ciazione, perché ci fanno sentire «evangeliz- zatori» a scuola, nel lavoro, nella professione, con i giovani e con i colleghi, con le famiglie, in questo stile e con questi orizzonti ispirativi tipici di papa Francesco. Forse nella Esortazione meritava che ci fosse esplicitamente qualcosa di più dell’ac- cenno a chi evangelizza nelle professioni e nel lavoro (cfr. n. 262), ed in particolare nella scuola (c’è un accenno alle scuole cattoliche al n. 134 e all’importanza di collegare fede e cultura, scienza e culture professionali ai nn. 132-133). Ma certo non mancano gli stimoli e soprattutto l’aver chiaro che prima ancora della evangelizzazione c’è da pregare Gesù che aumenti la nostra fede, perché allora po- tremo anche averne gioia e manifestarla con una vita che « profuma di Vangelo ». Affettuosamente Don Carlo S p i r i t u a l i t à
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