Settembre-Ottobre-2013

e abbandonati», dei migranti, delle vittime della tratta e di nuove forme di schiavismo, delle situazioni di esclusione, di maltratta- mento e violenza, specie verso le donne». Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura ci sono «i bambini nascituri» «Non è pro- gressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana» «Siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo… del creato» . Voi leggendo il testo ne troverete tante altre. Riprendendo quanto afferma il Papa, mi soffermerò soprattutto su tre punti (concreta- mente i primi due capitoli) e poi sul capitolo ultimo. La trasformazione missionaria della chiesa La gioia del Vangelo sprona ad una nuova evangelizzazione che chiede la trasformazio- ne missionaria della chiesa e dei cristiani: con il battesimo siamo al contempo e sempre « di- scepoli e missionari » di Gesù, in uno « stato permanente di missione » globale (n. 25). Il Papa invita a « recuperare la freschezza originale del Vangelo » trovando « nuove stra- de » e « metodi creativi », a non imprigionare Gesù nei nostri « schemi noiosi » (n. 11). Oc- corre « una conversione pastorale e missiona- ria, che non può lasciare le cose come stan- no » (n. 25) e una « riforma delle strutture » ecclesiali perché « diventino tutte più missio- narie » (n. 27). Papa Francesco pensa anche ad « una conversione del papato » perché sia « più fedele al significato che Gesù Cristo in- tese dargli e alle necessità attuali dell’evan- gelizzazione » (n. 32). Altrettanto auspica per le Conferenze episcopali « e il senso di colle- gialità » da realizzare all’interno e tra esse. In questo rinnovamento non bisogna aver paura di rivedere consuetudini della Chiesa « non di- rettamente legate al nucleo del Vangelo, al- cune molto radicate nel corso della storia » (n. 43). Una Chiesa aperta, accogliente e misericordiosa Una pastorale missionaria nasce dal « cuore del Vangelo » (n. 34). Segno dell’accoglienza di Dio è « avere dap- pertutto chiese con le porte aperte » (n. 46) perché quanti sono in ricerca non incontrino « la freddezza di una porta chiusa » « La Chiesa è il luogo della misericordia non della condan- na, perché Dio non si stanca mai di perdona- re » « Nemmeno le porte dei Sacramenti si do- vrebbero chiudere per una ragione qualsiasi ». Così, l’Eucaristia « non è un premio per i per- fetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Di frequente ci comportiamo co- me controllori della grazia e non come facili- tatori. La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa » (n. 47). Papa Francesco ribadi- sce di preferire una Chiesa «f erita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa… rinchiusa in un groviglio di osses- sioni e procedimenti. Se qualcosa deve santa- mente inquietarci… è che tanti nostri fratelli vivono senza l’amicizia di Gesù» (n. 49). Il contesto, le sfide, le tentazioni Il capitolo secondo è dedicato all’attenzio- ne al contesto e alle sfide a chi deve far fron- te la evangelizzazione attuale. Il papa dichia- ra decisamente No a un’economia dell’esclu- sione [53-54]; No alla nuova idolatria del de- naro [55-56]; No a un denaro che governa in- vece di servire [57-58]; No all’inequità che genera violenza [59-60]. Avverte di essere at- tenti alle sfide culturali [61-67]; e a quelle dell’inculturazione della fede [68-70]; e alle sfide delle culture urbane [71-75]. Rispetto ad esse rende avvertiti sulle tentazioni che possono prendere gli operatori pastorali [76- 109]: l’individualismo, la crisi d’identità, il calo del fervore (78). «La più grande minac- cia» è «il grigio pragmatismo della vita quoti- diana della Chiesa, nel quale tutto apparen- temente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando» (n. 83). Esorta a non lasciarsi prendere da un « pessimismo sterile » (n. 84) e ad essere segni di speranza (n. 86) attuando la « rivoluzione della tene- rezza » (n. 88). Occorre rifuggire dalla « spiri- tualità del benessere » che rifiuta « impegni fraterni » (n. 90) e vincere « la mondanità spi- rituale » che « consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana » (n. 93). Il Papa parla di quanti « si sentono supe- riori agli altri » perché « irremovibilmente fe- deli ad un certo stile cattolico proprio del passato » e « invece di evangelizzare… classifi- cano gli altri » o di quanti hanno una « cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoc- 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2013 S p i r i t u a l i t à

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