Settembre-Ottobre-2013

41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2013 stituzione con l’informatica nella nostra scuola. Non nega «la necessità di introdurre si- stematicamente nelle scuole l’alfabetizzazione informati- ca», ma denuncia gli «effetti collaterali» che in tal modo si producono: perdita del valore semantico e della portata on- tologica della parola, impove- rimento del lessico, della grammatica e della sintassi, del tempo e della qualità della riflessione e dell’argomenta- zione, della quantità e della qualità delle relazioni con le persone reali, impoverimento della stessa relazione educati- va tra docenti e studenti. E an- che sul risparmio derivante dalla sostituzione dei libri con i tablet solleva fondati dubbi. Infine, in uno sbrigativo capi- toletto finale, denuncia, oltre a quelle dei politici, anche le responsabilità di pedagogisti, psicologi, sociologi, economi- sti, in ordine alla troppo rapida deriva digitale, come se si sal- vassero solo i filosofi. In effetti Reale salva se stesso attraverso un finale esercizio di sapienza, in favore di un pur difficile equilibrio e del «giusto mezzo» fra libro e computer e fra tra- dizione e innovazione. ( Lucia- no Corradini ) Professione? Insegnante! L’insegnante di ieri doveva li- mitarsi all’istruzione. La scuola era quella selettiva di sempre. In tale scuola era, per così di- re, naturale, che un insegnante insistesse sulla «sua» materia di insegnamento e che su quel- la promuovesse o bocciasse. Da quegli anni le cose sono profon- damente cambiate e non è un caso che oggi sia dominante il concetto della società della co- noscenza, in cui non c’è più la- voro esecutivo manuale che non richieda anche conoscenze, abilità e competenze – come si suol dire – di tutto rispetto. In tale scenario, le finalità stesse del Sistema scuola sono profondamente cambiate. Il che significa essenzialmente due cose: a) che l’insegnante non può limitarsi ad «istruire» nella sua disciplina, ma deve anche adoperarsi per «educa- re» i suoi alunni alle esigenze che una società aperta e de- mocratica richiede (di fatto, l’educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione nonché alla dimensione sovranazionale) e a «formarli» in quanto persone; b) che le finalità di una scuola in un Paese avanzato non sono più quelle di promuovere o bocciare, ma di adoperarsi per- ché ciascuno contribuisca allo sviluppo sociale con le compe- tenze che ha potuto acquisire in una scuola che non vuole escludere nessuno! Quanto finora abbiamo detto costituisce la chiave di lettura del prezioso volume di Antonio Valentino. Il volume muove dalla svolta impressa dall’autonomia e dalle più recenti ricerche che sono state condotte in materia di professione docente (Treellle, Cisem, The Economist) e dalla contrattazione sindacale, in modo da dare un abbrivio signi- ficativo alle ulteriori riflessioni. Esplora anche l’ampliamento che è stato effettuato negli ul- timi anni con le cosiddette atti- vità aggiuntive e con le figure di sistema, cha hanno contribui- G IOVANNI R EALE , Salvare la scuola nell’era digitale, D A - RIO A NTISERI , Dalla parte degli inegnanti , La Scuola Editri- ce, Brescia, 2012. Modernità e umanesimo Reale, studioso di storia anti- ca, nel suo saggio «Salvare la scuola nell’era digitale» richia- ma all’attenzione sulla meta- morfosi generazionale in atto che assume a suo giudizio, il carattere di un vero e proprio uragano che può provocare di- sastrose conseguenze. Antiseri, filosofo e metodolo- go della scienza, intitola il suo saggio Dalla parte degli inse- gnanti , con lo scopo «terapeu- tico» di curare una scuola che, «non sempre adeguatamente apprezzata e sostenuta dalle stesse famiglie, ha subito una serie di ferite da parte di una politica dissennata». Entrambi, sia pure sulla base di fonti e di argomentazioni ricavate dai ri- spettivi specifici campi d’inda- gine, si ergono a difesa della cultura classica, intesa come coltivazione della persona umana, della sapienza dell’ani- ma, della qualità della relazio- ne educativa, dell’esercizio del pensiero critico. Reale cita sia Marco Aurelio, col suo impegno a compiere ogni giorno il suo «mestiere di uomo», sia Platone, nella cui scuola «la verità si scriveva non nei rotoli di carta, ma nel- le anime degli uomini». Antise- ri condivide la tesi del recente lavoro di Martha Nussbaum, pubblicato dal Mulino, col tito- lo: Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno del- la cultura umanistica . La stes- sa economia ha bisogno di una cultura e di competenze che non si riducano alla tecnologia e al profitto aziendale. Reale non si limita a difende- re la cultura classica e i libri, che sono fondamentali valori e strumenti dell’ humanitas , ma attacca la loro torrentizia so- L o S c a f f a l e

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