Settembre-Ottobre-2013
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2013 16 ottenere, la scuola conosce il sapere e le sue ripartizioni (ambiti e discipline) e li utilizza, svolgendo la propria mediazione culturale ; essa non intrattiene, non assiste, non pro- tegge ma regola, stimola, coordina, offre sa- peri mediati, aiuta a percepire il senso ed a gustare il bello nella sua multiformità. La collaborazione elettiva fra la scuola e la famiglia , che la riforma include nel quadro primario della formazione, non è condotta presumendo parità di condizioni e di ruolo. La famiglia è altro rispetto alla scuola e spetta a quest’ultima comprendere a quale livello (formale, non formale, infor- male) si trovi la famiglia per sollecitarla al- la sensibilità pedagogica: ci si stupisce o ci si lamenta dell’eccessiva protettività della famiglia e della sua debole percezione degli scopi formativi. La famiglia pensa ed opera secondo le sensibilità proprie del livello di maturità pedagogica raggiunto; spetta al si- stema formale (le scuole) favorire il proces- so di crescita pedagogica, in modo che ci sia affinità e coerenza negli interventi. L’unica condizione da evitare è la contrad- dizione, che, cioè, un ente formativo operi in evidente contrasto con un altro, perché ciò disorienterebbe il formando e vanifiche- rebbe ogni esito educativo. Diversità delle persone ed esigenze di «regolarità» La formazione della personalità è un pro- cesso, coincidente col percorso della vita, che attiene decisamente alla singolarità della persona; la diversità personale è in- fatti il canone che «guida» la formazione. Il legislatore tuttavia, nella prospettiva del bene comune e consapevole del bisogno di socialità e relazione di ciascuno, ha indica- to la via della relazione interpersonale e del confronto affinché il percorso della for- mazione non sfoci in pericolose forme di in- dividualismo. Tutte le funzioni attuate nell’ambito scolastico sono rigorosamente «collettive» e solo in gravissime situazioni di diminuzione funzionale è consentito l’in- tervento di un adulto esperto nei confronti del minore. Occorre dunque tener conto di due versanti: a) la necessità di identificare ciascuno nella sua specificità ; ciò si ottiene con l’os- servazione sistematica del comportamento, operata dagli educatori e documentata con strumenti propri della ricerca sociale appli- cata all’educazione (test, schede anamne- stiche, sequenze criteriali, elaborazioni, deduzioni, ecc.). Questa fase implica che l’osservazione, anche quando non operata direttamente dalla scuola, recepisca infor- mazioni dalla famiglia e dal contesto socia- le prossimo al ragazzo; su tale filosofia è basata la documentazione educativa , che esige la stretta collaborazione della fami- glia e di quanti sono variamente significativi nel percorso formativo; b) l’opportunità che , con riferimento al- l’impostazione collettiva della didattica, si definiscano le forme di «regolarità» pre- senti nel gruppo classe . La normativa parla di personalizzazione dell’insegnamento e non d’individualizzazione; quest’ultima ipotesi porrebbe l’insegnante nell’impossi- bile situazione di definire un percorso spe- cifico per ciascun allievo. La personalizza- zione, invece, permette «modulazioni do- vute alle espansioni o eccezioni rispetto al- la regolarità». Il comportamento delle sin- gole personalità è confrontabile in base a parametri scelti di volta in volta (tempi di reazione e di durata, stili d’apprendimen- to, livelli di complessità del sapere raggiun- ti ad una certa data, ecc.); quando le mo- dalità di sviluppo e apprendimento sono si- milari e immediatamente confrontabili si è soliti parlare di « normalità o regolarità ». La prima deduzione è che tutti coloro che rientrano in «modi e tempi similari» possa- no fruire di forme simili della didattica; al contrario, quando la personalità esprima variazioni di tempo e di modo esaltate, è necessario «personalizzare» il percorso in modo che risulti efficace non per la «me- dia» del gruppo ma per ciascuna individua- lità che lo compone. L’équipe pedagogica, che conduce l’attività formativa a favore del gruppo, deve, in via preliminare, stabi- lire gli « aspetti di regolarità » evidenziati dal gruppo classe ( aspetti di omogeneità ) e « quelli di specificità » ( aspetti di etero- geneità ), delimitando in tal modo le azioni didattiche ed educative che possano essere
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