Settembre-Ottobre-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2013 10 tamente di pari passo. È noto infatti che le imprese, specialmente nei periodi di crisi, per ridurre i costi migliorano la propria or- ganizzazione, e adottano, quando è possibi- le, tecnologie risparmia-lavoro; in tal modo sono in grado di far fronte alla ripresa della domanda senza assumere nuovi dipendenti, o assumendone pochissimi. Poiché durante le crisi, in tutto il mondo, prudenzialmente le imprese riducono al minimo le scorte, e le famiglie, anche quelle benestanti, ridu- cono i consumi, prima o poi la domanda si riprende in tutti i settori, l’economia torna a crescere e la crisi viene ufficialmente di- chiarata superata perché torna ad aumen- tare il Pil. Per quanto riguarda l’Italia, l’oc- cupazione non può crescere significativa- mente perché nuovi posti di lavoro, come si è visto al punto 5, sono generati soltanto dall’investimento di nuovi capitali nella creazione di nuove imprese (di qualsiasi ge- nere), che per operare debbono necessaria- mente assumere personale, mentre nel no- stro Paese, ripeto, esistono condizioni tali da indurre i capitali a starsene lontani. Ca- pitali dall’estero ogni tanto ne arrivano, ma solo per acquistare aziende esistenti, che a volte detengono marchi prestigiosi e che ancora riescono a fare buoni utili in diversi settori (nella moda, nell’industria alimenta- re, nella meccanica, nelle telecomunicazio- ni, ecc.). Per ribaltare questa situazione l’Italia dovrebbe fare (insieme a molte altre) le ri- forme sopra accennate, richieste anche dal- l’Europa con una lettera indirizzata al go- verno italiano nel settembre 2011; si tratta di riforme già individuate da almeno tre de- cenni, che però nessuno dei governi, di sini- stra e di destra, che più volte si sono alter- nati, ha mai realizzato . 8- L’esigenza di un controllo centralizzato e preventivo dei bilanci degli Stati dell’eu- rozona . Già si è visto che all’origine della crisi europea vi è il fatto che la sostituzione delle monete nazionali con l’euro non è sta- ta accompagnata dall’unificazione politica, o almeno dalla creazione di una Banca centra- le autorizzata a garantire agli investitori il pagamento dei loro crediti verso qualunque Stato dell’eurogruppo. Sta crescendo il nu- mero dei commentatori che esprimono dubbi sulla tenuta dell’euro attuale: rimarrebbe un euro dei Paesi virtuosi, mentre quelli del- l’area mediterranea tornerebbero alle loro vecchie monete, con le drammatiche conse- guenze già segnalate al punto 5: una forte svalutazione di queste monete, con la perdi- ta di valore dei risparmi e del potere d’ac- quisto dei salari e delle pensioni . Per uscire da questa situazione esiste una sola via, richiamata da quasi tutti i commentatori ma rifiutata dai Paesi a ri- schio: creare accanto alla Banca centrale, che dovrebbe funzionare come prestatore di ultima istanza, un’Autorità europea do- tata del potere di sovraintendere alla reda- zione dei bilanci annuali di tutti gli Stati dell’Unione monetaria . (Generalmente si indica questa soluzione come «unificazione delle politiche di bilancio»). Verrebbe ce- duto a questa Autorità quello che senza dubbio è il più importante tra i poteri eser- citati da una classe politica in tempo di pa- ce: decidere quanto denaro raccogliere con le tasse e con l’indebitamento, e deci- dere come spenderlo. Tuttavia, poiché il detentore di un potere, di qualsiasi tipo, non se ne spoglia se non vi è costretto dal- le circostanze, i politici europei continuano a sperare di superare la crisi senza cedere nulla, e per difendersi hanno unanimamen- te scelto la Germania come capro espiato- rio . Che tutto sia colpa dell’egoismo e del- la cecità dei tedeschi è un’affermazione quasi universalmente data per scontata, ma è necessario esaminarla se si vuole ca- pire cosa sta succedendo.

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