Settembre-Ottobre-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2013 8 finito: oggi i governi europei non possono stimolare la ripresa economica aumentando il loro indebitamento, perché perderebbero la fiducia dei mercati finanziari internazio- nali dai quali dipendono per il rinnovo dei titoli del loro ingente debito; ad esempio l’Italia deve rinnovare titoli per tre o quat- trocento miliardi di euro a seconda degli anni: circa un miliardo al giorno! I neokeynesiani europei citano, a soste- gno delle loro tesi, due americani premi Nobel per l’economia, Stigliz e Krugman, che «confondono» la Bce con la Fed, inci- tandola a stampare euro. Per rendersi conto che si tratta di un errore basta richiamare quanto già ricordato al punto 4: la fiducia nella moneta di un Paese dipende, oltre che dall’affidabilità della sua classe politica, soprattutto dalla solidità e dalle prospetti- ve della sua economia. Ciò spiega perché la Fed possa stampare moneta e il Tesoro emettere titoli in dollari senza provocare crisi di fiducia, mentre invece nei Paesi eu- ropei indebitati la credibilità della classe politica viaggia verso lo zero, e le economie sono traballanti. È vero che le misure di austerità, inizial- mente , frenano l’economia anziché rilan- ciarla: infatti il taglio della spesa pubblica (ci sono meno soldi in giro) rallenta la pro- duzione e quindi cresce la disoccupazione, ma la rallenta soltanto inizialmente, pur- ché venga utilizzato per la riduzione del prelievo fiscale complessivo sulle imprese (si veda il punto 6), riducendone i costi di produzione e quindi accrescendone la com- petitività. In tal modo non solo tornano ad aumentare le vendite nel Paese e all’este- ro, ma soprattutto si attraggono investi- menti dall’interno e dall’estero, fattore de- cisivo per il rilancio dell’economia e del- l’occupazione (6). Il taglio della spesa pubblica nella misura necessaria ad una significativa riduzione del carico del fisco implica sacrifici pesanti per i cittadini, ma comunque inferiori a quelli che sarebbero imposti dall’uscita dall’euro . (6) La contraddizione tra rigore dei conti pubblici e crescita economica è stata esaminata dalla rivista nel n. 1-2 del 2012, pagg. 23-24. Va però segnalato il disaccordo di una mino- ranza di analisti su quest’ultima affermazio- ne: essi ritengono che una rigorosa sorve- glianza sui bilanci pubblici imposta da un controllore centrale europeo rassicurerebbe i mercati, ma soltanto al prezzo dell’au- mento della disoccupazione, mentre invece l’uscita di un Paese dall’euro e il ritorno al- la sua precedente valuta, grazie alla forte e inevitabile svalutazione, accrescerebbe le esportazioni e ridurrebbe le importazioni, rilanciando la produzione e l’occupazione, anche se al prezzo di un drammatico e ge- nerale impoverimento (perdita di valore dei risparmi, dei salari e delle pensioni) . Tuttavia questi analisti: - trascurano il fatto, appena ricordato e davvero decisivo, che tutto il risparmio de- rivante dal taglio della spesa deve essere immediatamente utilizzato per ridurre il carico fiscale sulle imprese , ottenendo gli stessi risultati positivi ma senza i costi dell’uscita dall’euro e di ciò che ne segui- rebbe; - trascurano il fatto che tutte le banche hanno investito una parte rilevante delle ri- sorse finanziarie a loro disposizione in titoli del debito pubblico del proprio Paese, il cui valore precipiterebbe in caso di uscita dall’euro, dando origine a una catastrofica serie di crisi bancarie. * Nota sul significato e sulle conse- guenze della svalutazione della moneta . La svalutazione della moneta di un Paese, cioè la diminuzione del suo valore rispetto a quello delle altre monete, ha due conse- guenze: le merci e i servizi che il Paese esporta costano meno agli acquirenti stra- nieri; le merci e i servizi che il Paese impor- ta costano di più agli acquirenti nazionali. Aumentano quindi le esportazioni, e poiché si riducono le importazioni dei beni e dei servizi che anche il Paese produce, si incre- menta la produzione di questi ultimi, indi- rizzata al mercato interno. Perciò la svalu- tazione stimola l’economia e crea occupa- zione, ma sostanzialmente impoverisce il

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