Settembre-Ottobre-2012

FARE LE RIFORME PER ADEGUARE IL TENORE DI VITAAGLI IMPERATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE Il rifiuto dei politici europei di cedere potere a un governo centrale dell’economia È ormai evidente che non si sbagliava quella minoranza di analisti che giudicava- no soltanto apparente il successo dell’Ita- lia e della Spagna, che avrebbero costretto la Germania ad approvare l’intervento del Fondo salva Stati per l’acquisto dei titoli dei Paesi in difficoltà per ridurne i tassi di interesse. A tutt’oggi (22 ottobre) perman- gono infatti non specificate le condizioni da rispettare per ottenere l’intervento (condizioni che saranno comunque più one- rose di quelle già stabilite dal fiscal com- pact ) (1); inoltre la dotazione del Fondo è insufficiente per ridurre durevolmente i tassi di interesse se la Spagna, o l’Italia, o entrambe, dovessero ricorrervi; infine la Germania subordina l’accoglimento delle richieste di intervento e un eventuale au- mento della dotazione del Fondo all’appro- vazione del Parlamento, che potrebbe ne- garla dato l’orientamento dell’opinione pubblica tedesca (2). Anche la ferma decisione della Banca centrale europea - annunciata dal suo pre- sidente Mario Draghi e ribadita dal diretti- vo della Banca - di voler comunque salvare l’euro, utilizzando fondi «illimitati» per ri- durre l’interesse dei titoli dei Paesi a ri- schio, non ha eliminato l’incertezza circa la data, le condizioni e i fondi che effetti- vamente potrebbero essere messi a dispo- sizione. Su tutta la questione è utile chiarire al- cuni punti che spesso vengono taciuti o di- storti nei commenti sui media. 1) Gli spread troppo elevati rispetto ai titoli tedeschi alterano la libera concor- renza tra le imprese europee (3) a vantag- gio della Germania (4), i cui titoli vengono collocati sul mercato a basso tasso di inte- resse . Infatti, poiché i tassi di ogni tipo si muovono in parallelo, le imprese dei Paesi a rischio sono costrette a finanziarsi a costi superiori rispetto alle concorrenti tede- sche. Inoltre in questi Paesi aumenta il co- sto dei mutui sulla casa, frenando l’indu- stria edilizia. 2) Se i differenziali tra i tassi di interesse non saranno ridotti ai sopportabili livelli dell’inizio del 2011, i Paesi deboli falliranno (5) e saranno costretti a uscire dall’Unione monetaria tornando alle loro vecchie valu- te: in tal modo, grazie alla conseguente e inevitabile forte svalutazione di queste va- lute, le loro industrie tornerebbero compe- titive sul mercato mondiale, aumenterebbe- 7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 Federico Matteoda, Collaboratore dell'UCIIM in corsi di economia rivolti a docenti e studenti (1) Si tratta dell’impegno, già sottoscritto da quasi tutti i Paesi dell’eurozona, alla riduzione del disavanzo annuale (impegno da inserire nelle Costituzioni per renderlo inviolabile), e alla progressiva riduzione del debito pubblico complessivo entro i limiti stabiliti dal Trattato di Maastricht (60 per cento del Pil; attualmente quello dell’Italia supera il 120 per cento). (2) Attualmente è in essere il fondo Efsf (European financial stability facility), creato nel 2010 con una dotazione iniziale di 440 miliardi di euro, oggi ridotta a 148 miliardi dai salvataggi a Grecia, Irlanda, Portogallo e all’impegno a salvare le banche spagnole. Verrà sostituito dal fondo Esm (European stability mechanism), dotato inizialmente di 200 miliardi di euro, teoricamente aumentabili, a regime, fino a 700 miliardi. (3) Si ricorda che la libera concorrenza, che riduce i prezzi per i consumatori e spinge le imprese all’innovazione, è uno degli scopi fondamentali dell’Unione europea. (4) Per brevità, nel seguito si nomina soltanto la Germania, ma naturalmente il ragionamento vale anche per gli altri piccoli Paesi virtuosi, Olanda, Finlandia e Austria). (5) Andranno in default , non pagheranno i loro debiti, i loro titoli diverranno carta straccia.

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