Settembre-Ottobre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 8 ro le esportazioni e si ridurrebbbero le im- portazioni (6), e quindi si ridurrebbe la di- soccupazione, ma al prezzo di una perdita di valore dei risparmi, dei salari e delle pensioni , proporzionale alla misura della svalutazione. Si tratta di una soluzione au- spicata da alcuni analisti, che viene esami- nata al punto 5. 3) Quindi alle industrie tedesche lo spre- ad elevato conviene, ma soltanto finché non porta alla rottura dell’eurozona: in questo caso infatti non solo la Germania su- birebbe la drastica riduzione delle sue esportazioni verso i Paesi europei tornati al- le vecchie valute, ma si troverebbe ad af- frontare la loro concorrenza sul mercato mondiale. 4) Sorge a questo punto un cruciale in- terrogativo: essendo la situazione quella fin qui descritta, perché mai la Germania con- tinua ad opporsi ad una azione decisa della Bce e del Fondo salva Stati, tale da far ca- pire ai mercati che nessun Stato europeo sarà lasciato fallire, e che sono quindi in- fondati i timori dei creditori di non venire rimborsati? Le risposte sono almeno due. 4.1) Senza il controllo preventivo delle previsioni di spesa e dei bilanci annuali, se- guito da un costante monitoraggio da parte di una Autorità europea, sarebbe irresistibi- le, per i governi, la tentazione di allentare il rigore dei controlli sulla spesa e sul debi- to: lo dimostra il fatto che in alcuni Paesi (tra i quali il nostro) in seguito ad aiuti rice- vuti o alla prospettiva di riceverne, nel par- lamento, nei partiti e nell’opinione pubbli- ca si sono levate voci per chiedere un’atte- nuazione dei sacrifici, spingendo i governi a disattendere gli impegni precedentemente assunti . (Naturalmente i governi vogliono evitare i controlli, non solo per la riduzione del loro potere e l’offesa all’onore naziona- le, ma anche perché li costringerebbero a fare subito le dolorose riforme di struttura) (7). Appare quindi evidente l’impossibilità di far accettare, ai cittadini e ai parlamenti della Germania e degli altri piccoli Paesi con i conti in ordine, l’impegno ad aiutare i Paesi «cicala» senza poterne controllare la politica economica. 4.2) Si faccia l’ipotesi che la Bce stampi moneta «senza limiti» per alimentare il Fondo salva Stati e per concorrere anch’es- sa direttamente all’acquisto dei titoli: i go- verni allenterebbero i controlli sulla spesa e il debito non calerebbe; quanto tempo po- trebbe durare l’aiuto? È evidente che l’espressione «senza limiti» usata dalla Bce è puramente retorica, e non sono in buona fede quei commentatori (americani ed eu- ropei) che invitano la Bce a stampare mone- ta per evitare l’austerità e rilanciare l’eco- nomia dell’eurozona, sostenendo la necessi- tà che essa operi come la Fed (la Banca centrale americana); essi certamente sanno che quest’ultima, in caso di necessità, può stampare moneta senza provocare inflazio- ne e senza che il dollaro si svaluti in misura significativa perché, a causa della forza del- l’economia americana, il dollaro gode di un’universale fiducia nella sua relativa soli- dità, e ciò ne fa sia la moneta utilizzata ne- gli scambi commerciali internazionali, sia una riserva di valore tesaurizzata dai privati e dai governi (8). Solo la Fed gode di questa facoltà, che conferisce agli Stati Uniti uno straordinario privilegio, ma se per assurdo la Bce volesse imitarla, otterrebbe soltanto l’inflazione e il crollo dell’euro: la discesa degli spread sarebbe modesta e di breve durata, perché gli argomenti fin qui esposti (che i politici europei fingono di ignorare, potendo contare sull’effettiva ignoranza di larga parte dei loro elettori) sono invece ben noti agli analisti dei fondi di investi- mento, dei fondi pensione, delle compagnie di assicurazione e delle banche in tutto il mondo. In nessun modo gli spread tornereb- (6) Se una moneta si svaluta, ciò che il Paese produce costa meno agli acquirenti stranieri (e quindi aumentano le esportazioni), mentre aumenta il costo dei prodotti esteri importati (e quindi si riducono le importazioni a vantaggio dei produttori nazionali). (7) Si veda nel successivo paragrafo che cosa si intende quando si parla di riforme di struttura. (8) Un’analisi delle cause e delle conseguenze del ruolo privilegiato del dollaro si trova su internet in un lavoro sulla globalizzazione: www.uciimtorino.it > economia internazionale > globalizzazione, no global, ecc.: si veda il capitolo VII/1, paragrafo 24.000.

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