Settembre-Ottobre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 44 le Cattolica di Insegnanti, Diri- genti e Formatori), sezioni di Fano-Pergola Val Cesano e di Pesaro. Ma, per le provvide vie dell’amicizia e sulla base di convergenze istituzionali e di affinità anche temporanee, all’Uciim si sono aggregate Ac- cademia dei Tenebrosi (intorno all’arola), Gli Amici di Asdruba- le, I Cantori del Metauro. In tal modo, con la più sem- plice spontaneità, è sorta una alleanza di biblica memoria che non è e non sarà solo occa- sionale, tra associazioni che hanno a cura il racconto, la storia locale, la poesia e, nello specifico dell’Uciim, l’educa- zione in ambito scolastico. Torniamo a raccontare è un invito a riprendere e rinforzare la cultura del raccontare che si afferma spontaneamente nelle “serate da caminetto” tra pa- renti e tra amici e, con essa, l’educazione ai valori culturali, sociali, etici nonché spirituali, mediati dal racconto a viva vo- ce amica. È il racconto, è la poesia, perfino il gioco di rima in dialetto particolare, che in momenti di criticità individua- le e, oggi soprattutto, sociale arrivano alla coscienza dei gio- vani e degli adulti con discre- zione ed in barba agli innume- revoli e sempre più agguerriti ed invadenti distrattori e agli opinionisti dalla faccia di bron- zo, alle persone di successo, senza sostegno di cultura. Ne sono un esempio le trasmissioni televisive che, in sostanza sug- geriscono: come essere scemi (di cultura) e diventare famosi. Il racconto, la poesia, la sto- ria favoriscono la scoperta o la riscoperta personale di princi- pi, di valori, pochi per volta e buoni, che essi contengono. L’educazione diretta e quella indiretta, a tempi distesi, non coercitiva, debbono essere in costante alleanza tra loro, e la scuola, a servizio dei giovani e della famiglia, è orientata in tal senso, non esaurendosi in mera tecnologia. Tanto per raccontare, credia- mo che risulti a molti, se non a tutti i genitori, di aver sentito loro rivolta la domanda: “Voi due dove vi siete conosciuti?”. È la domanda del figlio che vuole sapere, e ne ha pieno di- ritto, le radici o l’origine prima della propria storia, e la vuole attraverso il racconto del pri- mo sguardo d’intesa, inizio non di una storia qualsiasi ma dell’amore che genera. ( Rodol- fo Tonelli ) OSTUNI La sezione UCIIM di Ostuni (BR) ha organizzato un incon- tro rivolto a docenti e genitori su «Famiglia e scuola di fronte alle nuove sfide educative». La relazione, interessante, argo- mentata e documentata, è sta- ta tenuta dal prof. M. Illiceto, docente di teologia e filosofia al Seminario regionale di Mol- fetta e si è articolata su quat- tro punti: analisi della sfide educative oggi, quale idea di educazione, il ruolo della fami- glia, il ruolo della scuola. Al- l’incontro, moderato dalla pre- sidente della sezione, prof. Te- resa Lococciolo, sono interve- nuti il sindaco della città, avv. D. Tanzarella e l’arcivescovo della diocesi mons. R. Talucci. La prima cosa da fare, ha so- stenuto il relatore, è cercare di capire i cambiamenti evitan- do fatalismo e rassegnazione. Nell’era della postmodernità, caratterizzata dalla «fine delle grandi narrazioni, non serve spiegare , ma è ancor più im- portante narrare, raccontare, attestare». La società contem- poranea è stata definita dai vari studiosi come: complessa (N. Luhmann), globale (M. McLuhan), estetica, nichilista (Nietzsche); l’era delle nuove dipendenze e della crisi del- l’identità personale. Ciò che domina è un’assenza di senso o un vuoto «pieno di niente» di cose inutili che l’edu- catore deve sostituire con cose di senso. Anche le parole sono ferite, senza Logos. Solo se sal- veremo le parole potremo aiu- tare gli uomini a tornare a co- municare davvero, ad essere meno soli. Nel vuoto degli dei si ha l’idolatria delle cose che si caratterizza per il consumismo e la mancanza di sobrietà. L’identità è spesso ridotta solo al ruolo che si ricopre, all’im- magine che si è costruita per non dispiacere agli altri. In questo contesto sociale, il relatore ha suggerito un percor- so educativo incentrato su tre verbi: CERCARSI, (l’educatore fa maieutica), TROVARSI (l’educa- tore aiuta a riconoscersi e ac- cettarsi anche con le proprie fragilità) e DONARSI (l’educato- re aiuta a essere in relazione). Educare a che cosa? Oggi domina un’idea di libertà come trasgressione. In nome della libertà si rifiuta l’autorità. Ma come scrive la Arednt, «la perdita dell’autorità è identica alla perdita della stabilità e del- la solidità del mondo». Perciò un’educazione auten- tica deve interessare tutte e quattro le dimensioni della li- bertà: libertà da (indipenden- za, emancipazione); libertà di (il raggio di azione possibile); libertà con (limite, apertura all’altro, condivisione); libertà per (valori, ideali, responsabi- lità). Questo percorso può far uscire l’educatore, sia docente che ge- nitore, dal solipsismo, dal narci- sismo e dall’autoreferenzialità. Il relatore ha concluso citando le parole di Paolo VI « L’educato- re non è un osservatore passivo dei fenomeni della vita giovani- le; deve essere un amico, un maestro, un allenatore, un me- V i t a d e l l ’ U n i o n e

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