Settembre-Ottobre-2012
39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 possibilità di successo. Questi aspetti so- no stati rilevati dalla ricerca ISFOL del 2010 (4). Va segnalato e riconosciuto che la For- mazione Professionale Iniziale (FPI), cui si è dato statuto pubblico, è stata sperimenta- ta, messa a regime ed erogata nei percorsi triennali, quasi esclusivamente dagli Enti storici accreditati presso le Regioni. La nor- mativa ha riconosciuto lo statuto pubblico sia dei percorsi formativi che degli Enti ac- creditati che la erogano. 4 – Rapporto tra FPI, Istituti Tecnici e Istituti Professionali Occorre tuttavia fare un accenno alla interazione della FPI con gli Istituti Pro- fessionali e gli Istituti Tecnici5. Poiché la FP è materia esclusiva delle Regioni, non in tutte si è optato per questa offerta. La FPI è strutturata e distribuita nel Paese soprattutto alle Regioni del nord: Piemon- te, Lombardia, Triveneto, Emilia-Roma- gna, Liguria. Continua con successo nel Lazio e si sta riorganizzando in Sicilia. In molte aree del sud, nonostante si rilevi un effettivo bisogno e una domanda crescen- te di questa offerta, le politiche regionali restringono e spesso dismettono comple- tamente questo servizio avvalendosi della sussidiarietà degli Istituti Professionali per i percorsi triennali. Questo nonostante si sia documentato un minor costo del servi- zio (6). Nelle Regioni in cui la FPI è stata accol- ta, si è lavorato per strutturare, anche in modi diversi, una interazione con gli Istituti Professionali e gli Istituti Tecnici, giungendo alla stipula di protocolli per il reciproco ri- conoscimento dei percorsi a sicuro vantag- gio dei giovani. 5 – L’apprendistato e la IeFP Come accennato in apertura, a questa panoramica va aggiunta la possibilità di espletare l’obbligo di istruzione, oltre che nella IeFP (Istruzione e Formazione Profes- sionale), anche nell’Apprendistato. L’Istitu- to prevede l’interazione con la FP, ma sot- tende la necessità di una riflessione orga- nizzativa e unitaria dell’intera offerta for- mativa e la sicurezza nella acquisizione del- le competenze rispetto ai destinatari. Occorre al riguardo considerare alcune criticità relative alla difficoltà di concepire l’intero sistema di offerta formativa profes- sionalizzante come una filiera organizzata fino alla formazione superiore, con un as- setto unitario e organico, così come avviene in diversi Paesi europei. 6 – Esigenza della definizione del sistema La prospettiva delineata dai nuovi Rego- lamenti in Italia lascia aperto il rischio della frammentazione dei percorsi professionaliz- zanti. Il comparto VET (Vocational Educa- tion and Training) suggerirebbe una maggio- re organicità, se pure attraverso servizi for- mativi differenziati, nei confronti dei per- corsi che terminano con titoli riconoscibili e quindi spendibili per l’ingresso nel mercato del lavoro e delle professioni. Occorre un impegno istituzionale che raccolga la mate- ria in un assetto dinamico con chiari riferi- menti agli standard formativi, agli standard professionali, alla modalità di certificazione delle competenze, e, non ultimo, definendo i Livelli Essenziali delle Prestazioni. La pro- spettiva della configurazione dei Poli For- mativi offrirebbe questa opportunità attra- verso un duro lavoro di concertazione che vede le presenze implicate e competenti per delineare punti di riferimento definiti anche in vista di una sperimentazione sul campo. La necessità di strutturare una filiera di formazione professionale istituzionalizzando punti di riferimento chiave fino alla forma- zione superiore, assume per il nostro Paese una importanza economica oltre che civile e sociale. (4) Isfol, Gli esiti formativi e occupazionali dei percorsi triennali , 2011. (5) Z AGARDO G., L’IeFP tra successi e mutamenti di scenari , Allegato a Rassegna Cnos»25 (2012)2. (6) S ALERNO G. M, Dalla spesa storica ai costi standard della Istruzione e Formazione Professionale Iniziale , in «Rassegna Cnos»25(2010)2.
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