Settembre-Ottobre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 26 loro che non hanno avuto sufficiente istru- zione. Eppure essi sono privati di un bene di valore assai superiore e più durevole dei be- ni materiali» (4). Il primo Presidente del- l’UCIIM si poneva - nell’esprimere l’idea per la quale l’accesso alla cultura doveva esse- re esteso a tutti, adeguando l’insegnamento allo sviluppo cognitivo di ciascun alunno - su posizioni avanzatissime nient’affatto condi- vise nell’Italia degli anni ’60 che chiedeva alla scuola severità e selezione. In quegli anni, infatti, il possedere la cultura veniva ancora inteso - in stretta continuità con la tradizione liberale e gentiliana - in termini del tutto individualistici, per utile profitto personale e/o per vanitoso autocompiaci- mento. La cultura, invece, di rappresentare un valore perseguibile da tutti era piuttosto intesa quale simbolo di distinzione e sepa- razione tra le persone; alla stregua di un al- tro fattore che, assieme alle diseguaglianze socio-economiche, marcava la differenza di status tra la classe dirigente e quella subal- terna. Gesualdo Nosengo, tuttavia, nella sua battaglia contro l’ignoranza dei giovani – a favore di circa un milione e mezzo di preadolescenti italiani che non riceveva istruzione media inferiore – perseguiva altri e ben più importanti significati. Egli, al di là delle giuste preoccupazioni di pedagogia e politica scolastica, pensava alla cultura quale aspetto fondamentale per la vocazio- ne integrale della persona. La cultura come strumento attraverso il quale offrire, so- prattutto ai giovani, un’altra importante possibilità di avvicinarsi, a partire dallo stu- dio delle forme sensibili, alla contemplazio- ne graduale e ascendente della Forma su- prema (5). L’UCIIM nello spirito del Concilio L’ideazione dell’UCIIM, a cui Nosengo de- dicò oltre vent’anni di indefesso impegno, nasce all’interno di questo orizzonte valo- riale e si traduce nell’intento di aumentare la presenza cristiana nella scuola di tutti. Da qui l’impegno necessario, non solo nel difendere gli istituti afferenti alla FIDAE, ma anche e soprattutto le scuole pubbliche dove la maggior parte delle famiglie iscrive la propria prole per l’espletamento del di- ritto-dovere all’istruzione. È, propriamente in questo campo, che l’UCIIM, sulle orme di Nosengo, cerca - parafrasando il titolo di un testo delle Edizioni UCIIM del ’66 - la «tra- duzione educativa del Concilio». Innanzitut- to - come suggerito dalla Costituzione Pa- storale Gaudium et spes - collaborando al- l’interno del consorzio civile: sia, attraverso l’impegno educativo, per la costruzione di un mondo più attento alla persona; sia, at- traverso l’impegno scolastico, per far si che la cultura umana acquisti un posto impor- tante nella vocazione integrale dell’uomo ( Gaudium et spes , 57). Necessario, a questo scopo, alimentare, all’interno della stessa realtà associativa, la spiritualità professio- nale di ciascun iscritto che assume su di sé, riversandolo nell’esercizio della professione docente, l’impegno di informare dello spiri- to cristiano la mentalità e i costumi ( Apo- stolicam actuositatem , 13c). Il docente, nella prospettiva di significati promossi dal- l’associazione in stretto accordo con i docu- menti conciliari, è chiamato all’esercizio di una professionalità capace di congiungere, per il bene superiore della persona del- l’alunno, gli aspetti tecnico-procedurali con quelli valoriali e morali. È chiaro, quindi, come nell’insegnamento l’obiettivo didatti- co debba rappresentare, sempre e comun- que, un sottoinsieme di quello educativo. In tal senso appare in tutta la sua insufficienza l’idea, perorata da molti, di una scuola tut- ta protesa nel solo perseguire l’insegnamen- to delle discipline che incurante della co- genza del compito educativo si fa neutrale rispetto ai temi connessi all’educazione mo- rale, sociale e religiosa dei giovani: «Se si vuol dire che la scuola non deve essere set- taria, che non deve essere legata a un par- tito, siamo tutti d’accordo e siamo noi i pri- mi a chiedere che sia neutra. Ma se questa frase volesse significare che la scuola deve ignorare la religione e cioè una grande zona (4) N OSENGO G., Pietà per la folla , «La scuola e l’uomo», Anno XIX - n. 11, Novembre 1962, p. 1. (5) Cfr. N OSENGO G., La verità nella scuola , Edizioni UCIIM, Roma, 1953, pp. 7-8.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=