Settembre-Ottobre-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 20 tura, in un paese dove fino agli anni ‘80 si parlava ancora di emigrazione, e solo ne- gli ultimi decenni si è verificata l’immi- grazione. Il problema dell’identità nasce anche dal fatto che l’Europa si è formata non come un’unità territoriale, ma con sistemi locali, comunità regionali e nazioni distinte, con- servando sistemi fiscali, norme, comporta- menti e caratteristiche istituzionali diversi. Da qui nascono i problemi dell’Europa, e anche in parte quello dell’identità. L’unico modo per af- frontare le difficoltà dell’integrazione è quello di governarne il processo, la scuola è l’unica istitu- zione che si è adoperata seriamente in ciò, attra- verso tutti i suoi operatori ed anzitutto tramite l’azione educativa degli insegnanti, senza che ci siano stati grandi stanzia- menti per sostenere i pro- cessi di integrazione. Molti stranieri, iscritti ai trienni dei corsi professionali, continuano fino al diploma e oltre: è un sistema scolastico che funziona, che permette che un ragazzo trovi la voglia di studiare all’interno di un sistema sempli- ficato, che però non impedisce di andare avanti. Essere «interculturali» significa non ba- sarsi sugli stereotipi ma avvalersi positiva- mente del bilinguismo, tenere il passo con i cambiamenti e accettare l’evoluzione. Negli interventi che si sono susseguiti du- rante l’animato dibattito, è stata sottoli- neata l’importanza dell’intercultura e della multicultura, il vantaggio di mantenere la propria lingua di origine, anche per i bambi- ni nati in Italia, garantendo così un utile bi- linguismo, sebbene ciò non debba essere imposto. È stata però denunciata la difficol- tà, in alcuni casi, di coinvolgere nel lavoro di integrazione i genitori degli stessi allievi non italiani. La Prof.ssa M. Cristina Castellani ha os- servato che un progetto di intercultura è un progetto pedagogico consapevole, che deve tener conto della parte genitoriale, non preparata spesso culturalmente, perché pri- va dei preliminari strumenti di base. È ne- cessario un paziente lavoro di informazione: il cammino dell’intercultura è lungo, ma, secondo un detto spagnolo, le strade si fan- no camminando. Dato che l’integrazione scolastica non può non tener conto dell’in- tegrazione dei genitori, è utilissima la fun- zione dei mediatori. Il Prof. Angelo Capizzi ha affermato che, quando parliamo di processi interculturali, è necessario che cadano del tutto gli ste- reotipi diffusi: infatti si insiste sul problema delle difficoltà linguistiche, mentre l’in- comprensione si presenta anche per gli ita- liani. La Prof.ssa Rossella Verri ha concluso il dibattito sostenendo che siamo ormai in un momento di transizione, per cui i ragazzi italiani e stranieri possono benissimo con- vivere, in quanto le problematiche sociali investono sia gli italiani sia gli stranieri: l’importante è che ci siano atteggiamenti e comportamenti rispettosi della persona. Uno status di cittadinanza riconosciuta procura la possibilità di poter mantenere e/o recuperare tranquillamente le proprie radici. I ragazzi stranieri, nelle nostre scuole, sono integrati. Dobbiamo ormai considerare «normale» una situazione che viviamo anco- ra come problematica. Il tempo degli inter- venti straordinari è passato: perché conti- nuare a parlare di italiani e stranieri? Histo- ria docet .

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