Settembre-Ottobre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 18 Il Prof. Renzo Dameri ha aperto i lavori ponendo, come premessa per lo studio dell’argomento, il tema dell’identità. L’identità si realizza e afferma pienamente col riconoscimento massimo della diversità di ogni persona. La conservazione e la valo- rizzazione dell’identità di ciascuno non con- traddice la ricerca dell’integrazione. Si è approdati al termine «integrazione» per gradi: negli anni 70 si parlava di «socializza- zione», quindi si è passati alla terminologia «inserimento» e, infine, a quella di «inte- grazione». Così ci si è avvicinati al concetto di condivisione empatica, che ha determi- nato quello che noi oggi chiamiamo «inter- cultura». La Prof.ssa Maria Cristina Castellani, au- trice del libro Il dialogo e la vita - Cinque lezioni per la scuola interculturale , ha pro- posto un coerente percorso per l’educazio- ne interculturale oggi, sviluppando il tema dei diritti umani, dell’accoglienza dello stu- dente straniero nello scenario normativo e organizzativo del mondo dell’istruzione. e proponendo riflessioni sulla comunicazione didattica e sull’insegnare ad apprendere. L’integrazione, ha sottolineato il Prof. Angelo Capizzi, è un processo di civiltà, di cittadinanza, di nuove cittadinanze. La scuola, che è il luogo dove si progettano i miglioramenti educativi e sociali, può pro- muovere corretti rapporti di cittadinanza. Oggi la scuola è chiamata a promuovere e a progettare percorsi interculturali e di in- tegrazione. Questo è essenziale in quartie- ri come Sampierdarena, dove la percen- tuale di alunni stranieri supera, talvolta abbondantemente in alcune classi, il limi- te del 50%. I diritti, ha continuato il Prof. Renzo Da- meri, sono un’offerta che noi dobbiamo da- re agli immigrati, a cui loro devono in qual- che modo corrispondere, secondo le modali- tà di un dialogo bilaterale. Fondamentale è il diritto alla cittadinanza, che è un segno di identità per lo straniero che la richiede, perché gli permette di stabilizzare la sua condizione di migrante e di renderlo ugua- le, per quanto possibile, in termini di diritti e di doveri, al cittadino italiano. Questo non significa rinunciare all’identità cultura- le di origine. Paradossalmente l’adozione di una nuova cittadinanza può anche rinforza- re la propria identità originaria, perché la persona si sente stabile, tranquilla, supera il senso di precarietà, di abbandono e di sradicamento che indubbiamente uno stra- niero prova. È più facile capire i diritti e i doveri quando si ha una condizione stabile, ha con- fermato la Prof.ssa M. Cristina Castellani, ricordando la condizione di noi italiani emi- granti in America o in Germania. La scuola cerca di creare per queste persone un’iden- tità: ma cosa vuol dire creare un’identità a scuola, se poi per i diritti e i doveri non so- no nessuno? La scuola ha il compito di creare un uni- co gruppo, di fare in modo che ognuno sia rispettato per quello che è, anche «portan- dosi dietro» la propria cultura. L’essere bi- lingui deve essere considerato un vantaggio: due lingue e due culture costituiscono una ricchezza. Il Prof. Renzo Dameri ha richiamato in particolare, quindi, il diritto all’istruzione: lo straniero deve essere considerato alla pa- ri rispetto al diritto all’istruzione, in modo da assicurare ai bambini, ormai appartenen- ti alla seconda generazione, il massimo del- l’offerta che la nostra scuola deve dare. Questo presupposto è in contraddizione con il tetto del 30% nella presenza di alunni stranieri all’interno delle classi della scuola pubblica italiana, definito dalla circolare ministeriale n. 2 del 2010. Il Prof. Angelo Capizzi ha rilevato che, secondo molti Dirigenti Scolastici, questa norma è inapplicabile e, richiamandosi alla situazione delle scuole di Genova-Sampier- darena, aggiunge che, dopo un primo con- trollo nel 2010, si è riconosciuta la sua as- surdità e si è smesso di cercare di applicar- la. Infatti, ha sostenuto il Prof. Roberto Peccenini, vista la concentrazione di stra- nieri in alcune zone, la sua applicazione porterebbe, paradossalmente, al trasferi- mento di bambini stranieri o italiani da una parte all’altra della città. Dal punto di vista dei diritti occorre ap- plicare l’art. 3 della Costituzione, garanten- do un’uguaglianza non solo formale ma an- che sostanziale: «compito della repubblica è rimuovere gli ostacoli che impediscono
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