Settembre-Ottobre-2012

LA SFIDA DEGLI STRUMENTI MEDIATICI NON SI RISOLVE CON L’ACCIDIA Franco Martignon, Dirigente tecnico MIUR Analisi «L’ingresso di nuovi strumenti mediatici come la televisione, da una parte, e la velo- cità della comunicazione, dall’altra, provo- cano sconquasso all’interno della nostra ca- pacità di vivere e di capire quello che ci succede» (S.Zavoli). Se il contenuto dell’istruzione è la cono- scenza e quello dell’educazione è la ricerca di senso, il tema della mediazione comuni- cativa riguarda profondamente e urgente- mente sia la famiglia che la scuola. Lincessante spinta alla modernità e alla contemporaneità non aiuta a cogliere il si- gnificato di una realtà che, per essere com- presa, chiede un punto di osservazione esterno. L’educatore, per osservare, deve fare come il pittore: quattro passi indietro per cogliere l’insieme e poi continuare il la- voro. La chiave d’interpretazione sta nella verità che non si manifesta né nel realismo crudo né nella fiction, che vuole riproporre un’altra e immaginifica realtà. La prima tentazione dell’educatore è ri- tenere che gli strumenti mediatici siano so- lo strumenti e, perciò, neutri. Lo strumento è un oggetto il cui significato sta nell’uso che ne facciamo; può essere tenuto sotto controllo, ma non è la realtà, è un elemen- to secondario. La televisione e le tecnologie avanzate non sono mezzi ma vere e proprie realtà, che contengono proprie e specifiche finalità. Sono, dunque, già intenzionate pri- ma che noi possiamo assegnare loro uno scopo «nostro». Ma, essendoci ormai assuefatti, com’è difficile il portarsi fuori per capire meglio! Siamo posti in una condizione di passività, di non dialogo, di ricezione di finzioni e ap- parenze che tendono a «costruire» una real- tà che tale non è, voluta da altri per «fare spettacolo», cioè per attirare, impedendo così la ricerca diretta della verità, di ciò che è intorno a noi, oltre noi. G. Anders parla di fantasmi ambigui per- ché presenti/assenti, reali/apparenti. Ma non esiste alcuna reciprocità, nessuna rela- zione, nessun dialogo. A cosa servono questi fantasmi? Assumono il ruolo di maestri, che danno regole ma togliendo la parola agli spettatori. E il primo effetto è stato l’impo- verimento dei linguaggi comuni, divenuti più rozzi e più poveri, ridotti all’essenziale, al funzionale. Il mondo vero cessa di essere tale per- ché sostituito da quello che «entra dentro casa», così come l’acqua della sorgente o del pozzo ha cessato di essere tale, ridotta al fiotto del rubinetto. Il mondo vero mi è negato perché già manipolato e predisposto da altri, che stabiliscono ciò che conta e ciò che non conta, ciò che è utile e ciò che non lo è. Le categorie del tempo e dello spazio non sono quelle determinate dal «senso in- teriore» che ognuno possiede, ma da quello esterno, spinto dalla razionalità interessa- ta. Se la razionalità vuole vendere il turi- smo, ogni nuvola, ogni minaccia di pioggia è evento negativo, brutto, da temere. In piena siccità, il fantasma televisivo annun- cia che «Anche oggi abbiamo motivo di es- sere contenti perché il sole sarà ovunque presente». Ma c’è un aspetto su cui l’educatore de- ve riflettere: come farà l’alunno a com- prendere lo «spessore « del tempo se lo strumento mediatico rende tutto istantaneo e onnipresente, se elimina il prima e il dopo in un «presente continuo» che uccide i rap- porti di tempo? Coerentemente uno spot te- levisivo, non a caso di telefonia, presenta Napoleone che stringe la mano e confabula con Giulio Cesare. L’assenza del tempo produce la pedago- 15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012

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