Settembre-Ottobre-2012
sull’esempio del Comune di Rivoli, che ave- va ricuperato beni ignoti al fisco, 6) adozio- ne dei conflitti d’interesse nelle prestazioni professionali, riduzione del cuneo fiscale, per sviluppare l’economia e dare lavoro. Non pubblicizzato, ignorato dagli stessi parlamentari, il citato capitolo del Fondo ha raccolto in tutto una cinquantina di mi- lioni di vecchie lire e successivamente qual- che migliaio di euro. Frattanto però la co- scienza della gravità e della pericolosità del debito, raddoppiatosi in cifre assolute nel corso degli anni ’90. Secondo John Stuart Mill, tutte le grandi cose passano attraverso tre stadi: il ridico- lo, la discussione, l’accettazione. In questi ultimi tempi, per quanto riguarda la perce- zione della rilevanza del debito come ana- lizzatore non solo economico ma anche eti- co della società e come minaccia alla vita collettiva italiana ed europea, stiamo pas- sando dalla seconda alla terza fase, dopo avere sperimentato a lungo i sorrisi di colo- ro che ritenevano ridicola l’attenzione a questo veleno insapore e incolore, che pa- reva fosse solo affare degli specialisti. Le colpe del passato e le responsabilità verso il futuro Oggi, finalmente, molti sostengono, a li- vello economico e politico, in ambito governativo e parla- mentare, un programma che in qualche modo sviluppa idee dell’ARDeP, che tecnici e poli- tici hanno snobbato per anni. Ora si tratta di fare buon uso della propria legittima indi- gnazione per le inefficienze, gli sprechi, le ruberie, l’eva- sione fiscale, la «disattenzio- ne» di cui si è detto. È giusto denunciare (si pensi La Casta , di G. Stella e G. Rizzo e al più recente Soldi rubati , di N. Pe- nelope), ma poi bisogna valu- tare le alternative, discutere e partecipare criticamente al- la gestione della cosa pubbli- ca. Parole grosse, che trovano però forte legittimazione nell’insegnamento, per lo più trascurato, di Cittadinanza e Costituzione. Molti giovani, seguendo le analisi di di- scutibili maestri, sostengono che, poiché il debito non l’hanno fatto loro, non intendo- no pagarlo. La questione non è così sempli- ce, né di diritto, né di fatto, anche se è ve- ro che la responsabilità del «buco» appar- tiene alle generazioni degli adulti. Si tratta intanto di notare che i giovani non ricevono in eredità solo il debito, ma anche molti crediti, a cominciare dai beni di natura e di cultura che il nostro Paese ha accumulato nei secoli. Le famiglie italiane poi, nel loro complesso, detengono un pa- trimonio stimato in 8600 miliardi, pari a 4 volte il debito, che è di 2000 miliardi di eu- ro. Se è vero che, in virtù dell’art. 81 della Costituzione, rinnovato e rinforzato nel- l’estate scorsa, nella disattenzione genera- le, dovremo ottenere il pareggio del bilan- cio entro il 2014, e inoltre, entro il 2032, in virtù del Fiscal Compact, trattato europeo approvato dal Parlamento, per scendere dal 120% al 60% del PIL dovremo trovare 970 mi- liardi (pari a 45 miliardi l’anno), è anche vero che nella storia abbiamo saputo vince- re anche sfide più difficili, come le ricostru- zioni postbelliche e il terrorismo. 14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012
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