Settembre-Ottobre-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2012 10 realizzato difficili riforme del mercato del lavoro, e in non pochi casi i sindacati (che in precedenza erano tra i più battaglieri d’Europa) hanno accettato aumenti del- l’orario di lavoro a parità di salario, per ri- durre i costi ed evitare licenziamenti; c) infine dalla nascita dell’euro i Paesi indebitati (e tra questi soprattutto l’Italia, gravata da un debito enorme) hanno tratto vantaggio ben più della Germania: infatti l’euro ha eliminato il rischio di svalutazione delle monete nazionali, riducendo drastica- mente i tassi di interesse che negli ultimi dieci anni questi Paesi hanno dovuto pagare per il proprio debito . Invece di utilizzare le consistenti somme risparmiate ogni anno per ridurre l’indebitamento, i governi le hanno impiegate per accrescere la spesa pubblica, alla caccia di voti. Concluderei con le parole di due noti economisti: «È ormai chiaro che l’euro non si salve- rà con scorciatoie e tappabuchi come gli eurobonds o i Fondi salva Stato. Affidare il salvataggio dell’euro alla speranza che le “formiche del Nord” salvino le “cicale del Sud” socializzando i loro debiti è ingiusto, politicamente impossibile, ma soprattutto non servirebbe a nulla . Un salvataggio senza una maggiore integrazione politico- economica dell’eurozona avrebbe solo l’effetto di dare alle cicale la possibilità di rimandare riforme già troppo a lungo procrastinate. (…) È ciò che Angela Merkel ripete da tempo: siamo pronti a correre dei rischi, ma solo a fronte di progressi concreti nel trasferimento di sovranità (12)». Riforme strutturali in Europa: fine della possibilità di vivere a credito Nei Paesi di antica industrializzazione ad alto tenore di vita, la globalizzazione dell’economia (ovvero la possibilità di an- dare a produrre ovunque nel mondo dove i costi sono minori, e il conseguente aumen- to della concorrenza internazionale) ha si- gnificato la riduzione dei profitti delle im- prese e quindi la riduzione della ricchezza disponibile in questi Paesi (13). Per riman- dare la riduzione del tenore di vita dei cit- tadini, i politici dei Paesi europei attual- mente in crisi hanno accresciuto l’indebi- tamento (14), ma a partire dalla primavera del 2011 i mercati internazionali (15), avendo perso la fiducia nel rimborso dei ti- toli acquistati, hanno compensato l’accre- sciuto rischio pretendendo tassi elevati, che i bilanci dei diversi Paesi non potranno sostenere a lungo. L’intervento della Bce e del Fondo salva Stati non riusciranno a ri- durli durevolmente se i Paesi interessati non rinunceranno al proposito che li ha spinti a indebitarsi: mantenere un tenore di vita non più consentito dalla globalizza- zione . Ciò implica l’avvio, su tutti i media, di una intensa e durevole campagna di in- formazione (16) per convincere i cittadini ad accettare il taglio della spesa pubblica e i conseguenti sacrifici, necessari per av- viare le tanto evocate riforme di struttura ed uscire finalmente dalla crisi promuo- vendo la crescita dell’economia e dell’oc- cupazione. Ancora una volta sottolineo che il controllo della spesa e i bilanci in ordine aggravano la recessione ma non promuovo- no la crescita , che va realizzata non con investimenti pubblici finanziati con la stampa di moneta, o con l’aumento del de- bito o delle tasse, ma creando nel Paese le condizioni per rendere profittevole l’inve- stimento di nuovi capitali privati , naziona- li ed esteri: è questo l’ unico modo per far crescere insieme la produzione di ricchez- za e i posti di lavoro. Già si è visto (17) che la riforma di struttura più importante, in- dispensabile per attrarre nuovi investimen- (12) A. A LESINA E F. G AVAZZI , «Corriere della sera», 22-7-12. (Corsivi aggiunti). (13) La globalizzazione e le sue conseguenze sono analizzate nel citato lavoro su internet: si veda il capitolo I, paragrafi 1, 2 e 3. (14) Hanno potuto farlo, come si è appena visto, a tassi relativamente contenuti grazie alla stabilità del valore dell’euro. (15) Per i motivi esaminati nel numero 1-2-2012 della rivista, alle pagine 21-22. (16) Naturalmente deve essere lo Stato a sostenerne i costi. (17) Nel numero 1-2 della rivista, a pagina 25.
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