Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

93 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale carna in un corpo; quella che è diretta verso l’alto e lo solleva ad un universale; quella che è diretta verso il largo e lo porta verso una co- munione» (5). La rifondazione del progetto dell’unificazione europea, che su tali fini si impernia, pertanto va compiuta in vista della piena realizzazione dell’uomo. E deve rispon- dere quindi al compito di promuovere e inco- raggiare, come si legge nell’atto finale della conferenza di Helsinki, « l’esercizio effettivo delle libertà e dei diritti civili, politici, econo- mici, sociali, culturali e altri » ed assicurarne il rispetto. Inoltre deve promuovere ed inco- raggiare la pace, la giustizia e il benessere, in quanto sono fattori essenziali per lo sviluppo di relazioni amichevoli tra gli uomini e della cooperazione tra gli Stati (6). L’utopia politica: una società giuridica delle nazioni Perché possa rispondere ai fini di cui si è detto, la rifondazione del progetto dell’Europa unita deve trovare il suo coronamento in un’ipotesi di tipo politico-istituzionale. Ora, l’Europa unita è chiamata a dar vita ad un «dialogo di civiltà», cioè ad un dialogo che, come sostiene Garaudy, combatte il pretenzio- so isolamento delle piccole patrie e mette l’accento sulla necessità del rapporto di una nazione con l’altra e della collaborazione di tutte (7). Perciò non potrà proporsi come una nazione tra altre nazioni. Risulterebbe infatti un’entità astratta, poi- ché non è per nascita che le popolazioni ne fa- ranno parte. D’altro canto, l’Europa unita non può neppure proporsi come una nazione supe- riore alle altre, cioè come una supernazione, perché non può ignorare la realtà delle singole nazioni, la loro storia particolare, il loro origi- nale patrimonio spirituale e linguistico. Si pro- spetterà pertanto come una società che non annulla le differenze tra le nazioni, ma le ac- coglie e le lascia sussistere, riconoscendo loro l’autonomia più ampia e valorizzandole me- diante confronti e scambi. E quindi assumerà la forma di una società di nazioni, che parteci- peranno tutte, con pari diritto, alla gestione del potere. In tale società comunque le nazioni non avranno solo diritti da far valere, ma anche doveri da rispettare. In particolare saranno chiamate a fornire il loro contributo di risorse materiali culturali e morali in vista del bene comune di tutti gli europei. E l’Europa unita ovvero la società delle nazioni, dal canto suo, si servirà dello Stato per garantire che questo avvenga. Lo Stato però non potrà porsi al di sopra degli uomini. Perciò sarà al servizio delle nazioni. Mantenendo la pace e assicurando la giustizia in vista del bene comune, opererà per la «felicità politica». Per la società nazioni co- stituirà uno strumento necessario, ma pur sempre artificiale e subordinato. In questa prospettiva, l’Eu- ropa unita si configurerà come una comunità internazionale o, per dirla con Mounier, come «una società giuridica delle na- zioni» (8). Al momento presente indubbiamente essa è ben lungi da questo esito: si presenta piuttosto come una « comunità di patrie ». Come si è visto, pe- rò esistono valide ragioni per ri- tenere che possa assumere la fi- sionomia che la tradizione re- clama e che i gravi problemi che si pongono alle nazioni eu- ropee in questo ultimo scorcio di secolo esigono. Il risolversi dell’Europa unita in sogno o in realtà ciò di- pende dalla volontà degli europei, in particola- re dalla scelta; che non potranno non fare tra un nuovo umanesimo ed una nuova barbarie. (5) E. M OUNIER , Rivoluzione personalista comunitaria , tr. it., ed. Comunità, Milano p. 82. (6) Atto finale della conferenza sulla sicurezza e cooperazione in Europa (Helsinki 1 1975), cap. VII. (7) R. G ARAUDY , Per un dialogo delle civiltà, tr. it., Assisi 1977, p. 190. (8) E. M OUNIER , Manifesto al servizio del personalismo comunitario , tr. it., Ecumenica 1975, p. 234.

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