Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

91 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale EUROPA: UN’UTOPIA CONCRETA Antonio Pieretti, Preside Facoltà di Filosofia - Università di Perugia L’esigenza della rifondazione del «progetto Europa» Se dunque il «grande sogno», nonostante il supporto di un parlamento a suffragio univer- sale, ristagna, è da supporre che l’auspicato superamento dei nazionalismi e quindi la rea- lizzazione di un’Europa unita non può essere perseguita mediante l’abbattimento delle frontiere e la soppressione delle barriere doga- nali. Lo obiettivo risulterebbe ancora irrag- giungibile anche se vi si mirasse attraverso la intensificazione degli scambi commerciali e l’incremento degli interventi a vantaggio dell’agricoltura o dell’industria dei Paesi più arretrati. La via che passa attraverso l’econo- mia, per quanto sia di primaria importanza, tuttavia non è in grado da sola di far nascere un sistema di rapporti umani immune da parti- colarismi e da egoismi. Non diversamente si può dire per la via che passa attraverso la politica. I primi due anni di vita del Parlamento europeo sono stati carat- terizzati da un avvilente immobilismo. Oltre le necessarie, ma pur sempre rituali dichiarazioni di buone intenzioni, infatti si è proceduto alla messa a punto di alcune linee programmati- che. Si è quindi provveduto alla definizione degli aspetti protocollari e al rafforzamento dell’apparato burocratico. Ma nessuna decisio- ne è stata presa in merito alle priorità da ri- spettare e agli interventi da compiere; perciò le deliberazioni poste in atto hanno riguardato semplicemente le questioni di ordinaria ammi- nistrazione. [...] Ma, nonostante abbia tutte le ragioni per sussistere, la unificazione europea, come si è detto, è ancora ben lontana dal costituire una realtà. Non resta pertanto che ritenere che inadeguati siano i presupposti sui quali riposa. L’unico atteggiamento serio e coerente che è possibile assumere nei suoi confronti, quindi, è quello che consiste nel prendere atto di questa G li anni che ci separano dalla conclusione della seconda guerra mondiale vedono maturare il «grande sogno» di un’Europa unita. Le prime intuizioni, che già da tempo costituivano il coronamento dei grandi progetti di pace e di prosperità, cominciano a prendere consistenza e a tradursi in concreti gesti politi- ci. Nel 1948 infatti «i sedici» firmano i patti dell’OECE. A distanza di un anno, a Strasburgo, vede la luce il Consiglio d’Europa. Squarciato ormai il velo della diffidenza, i Paesi europei hanno compiuto le tappe successive con mag- gior speditezza. Nel 1951 hanno posto le basi per la integrazione dell’industria pesante e del carbone e dell’acciaio, da cui sarebbe scaturi- ta la CECA. Nel 1957 infine avrebbero dato vita a Roma al MEC, cioè alla comunità economica europea dei «sei», e all’EURATOM. L’esigenza di far tacere definitivamente le discordie che neppure la guerra aveva sopito e i risentimenti che aveva alimentato, indubbia- mente aveva giocato un ruolo di importanza fondamentale nel primo tentativo di unifica- zione europea. Ma determinante ai fini della sua realizzazione era stata la necessità av- vertita da tutte le nazioni di far fronte ad una agricoltura dissestata e ad un’industria grave- mente arretrata. Nell’unificazione europea pertanto i Paesi che vi contribuiscono perse- guono obiettivi di natura principalmente eco- nomica, come la rimozione di barriere dogana- li, la riduzione di tassi e di aggravi fiscali. Molto più tardi su questa base si innesterà il progetto di realizzare un’unificazione anche politica dell’Europa. Vi contribuirà, per un la- to, la volontà di ridare nuova linfa alla rista- gnante unificazione a livello economico, e, per l’altro, la malcelata aspirazione a fare dell’Eu- ropa unita da terzo protagonista sulla scena mondiale dominata dai blocchi contrapposti dell’America e della Russia. Ed è appunto in vi- sta di questi obiettivi che il 10 giugno 1979 si tengono le elezioni del parlamento europeo a suffragio universale. [...] Da «La Scuola e l’Uomo» n. 1-2 • gennaio-febbraio 1984

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