Settembre-Ottobre-Novembre-Dicembre-2016

87 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-12 settembre-dicembre 2016 - Dossier XXV Congresso nazionale è altrettanto fondante per essa. Si può e si deve partire da questo diffuso sta- to d’animo solo per avere una predella psicolo- gica sulla quale spiccare il salto ma è noto che la predella non è il salto; onde l’educazione all’Europa, questa imprescindibile necessità. Per questo la scuola è chiamata in causa co- me lo è sempre, del resto, quando si tratta di dare fondamento a realtà fattesi avanti sotto la spinta di motivi contingenti o estrinseci; per questo la Scuola deve intervenire attivamente al processo formativo dell’Europa — ivi com- preso il processo politico — per dare definitiva sistemazione intellettuale ed affettiva alle aspirazioni, da una parte e alle postulazioni, dall’altra. In questo senso, in un graduale e naturale piano di formazione del corpo insegnante la Unione è giunta oggi — e proprio dopo l’Educa- zione civica — al tema europeistico; per que- sto l’Unione va a Strasburgo, che è un po’ il centro ideale della costruzione europea, in questo 1960 che non è anno di poco rilievo per il destino personale e sociale degli europei; per questo l’Unione pone tra i suoi temi e tra i suoi impegni sia la chiarificazione del concetto di Europa e di unificazione europea, sia l’ade- sione interiore dei suoi soci ai principi e alla azione europeistica. Usando delle parole dei vecchi parroci po- tremmo dire che i tempi sono maturi ben sa- pendo donde tali parole scendevano; maturi in senso politico ma an- cor più in sen- so umano per le persone, i gruppi, le so- cietà, la socie- tà; maturi nel senso in cui il riconoscimento di tale matura- zione diventa un dovere mo- rale e l’aspet- tazione del frutto della maturazione diventa mo- mento religio- so, con tutte le conseguenze di impegno in- teriore e socia- le, di adesione personale e comunitaria, di partecipazione operante ed orante che ogni momento religioso della vita trae con sé. Molte sono le voci di sfiducia che si levano in questo momento nel mondo; molte — troppe - le attese deluse; fortissimo le ragioni per non sperare. Ma ai cristiani è fatto obbligo — e non per imposizione estrinseca ma per la dinamica più interiore della vita religiosa di sperare proprio quando non ci sono più motivi di speranza; ai cristiani è fatto annuale insegnamento di un Avvento che sempre si rinnova; ai cristiani è dato, come dono, il trovare le ragioni di sicu- rezza proprio quando il mondo fallisce, ché es- si partecipano di una vittoria che è tale perché vince il mondo. A questi motivi e per questi motivi si muove l’Unione nel preparare e nel prepararsi alle giornate di Strasburgo; e anche se, per una non evitabile concretezza, si dovesse dar udienza a tutti i motivi di sfiducia — non per altro che per il fatto di vivere e di operare nel mondo — conviene che in tale stato di sfiducia si vada alla riscoperta delle ragioni per cui, in spe contra spem, si può giungere alla meta che, da millenni, sta di fronte all’Europa. Di quell’Europa di cui si può soprattutto og- gi — dire quanto Ambrogio diceva — in momen- ti per tanti versi analoghi dell’Italia: aliquando tentata, mutata nunquam.

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